lunedì 16 gennaio 2017

Film 1282 - Elle

Un po' per caso e un po' per curiosità mi sono avvicinato a questa pellicola che, sorprendentemente, ho trovato disponibile in streaming in versione originale.

Film 1282: "Elle" (2016) di Paul Verhoeven
Visto: dal computer di casa
Lingua: francese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Dopo qualche settimana di ponderazione e "digestione" della storia, sono giunto alla conclusione che probabilmente "Elle" sia il film del 2016 che ho preferito in assoluto.
Innanzitutto la premessa: ho scelto di vederlo - benché si trovasse solo in lingua - perché c'è Isabelle Huppert e perché sembrava fosse il riscatto di Paul Verhoeven. Non sapevo altro di questa pellicola e in tutta onestà non ero nemmeno troppo convinto sarei rimasto soddisfatto della visione.
E' bastato cominciare la storia per rimanerne rapito e, naturalmente, massacrato. Si tratta di un racconto duro, feroce e crudele, oltre che a volte tremendamente onesto per quanto riguarda la singolarità della natura umana. La protagonista Michèle Leblanc - una Huppert che si meriterebbe davvero l'Oscar - viene aggredita in casa sua e stuprata e la sua reazione a posteriori sarà spiazzante, disarmante per chi guarda e sa in tutto e per tutto quali comportamenti la donna metterà in atto. Essere spettatori di questa storia è difficile, è forte ed è a tratti doloroso, sia perché l'efferatezza della violenza fa star male, sia perché il modo di raccontare di Verhoeven è asciutto e senza fronzoli, crudo, quasi che l'attacco alla protagonista passi, per chi guarda, anche attraverso una regia che non risparmia nulla, non volta lo sguardo e, anzi, denuda la molteplicità della natura umana e non ha paura di confrontarcisi.
Michèle è una persona forte e indipendente che non perde tempo e non si finge qualcuna che non è per gli altri e, allo stesso tempo, 
mi è sembrata fragile, quasi bipolare nei suoi comportamenti di mamma "mammona" che concede tutto al figlio scansafatiche e di donna desiderosa di un contatto umano malato con il suo aggressore. La ricerca della violenza e dell'estremo, oltre che la ciclica necessità di avventure con uomini già occupati, fanno pensare al costante bisogno di deviare dal comune, dall'ordinario o da quella che semplicisticamente si potrebbe definire normalità, alla ricerca dell'eccitazione da situazioni al limite e rischiose persino per se stessa. Insomma, una facciata alto-borghese che racconta una storia di successo e inserimento all'interno della comunità e, nonostante ciò, un'insoddisfazione viscerale che passa attraverso l'umiliazione, l'aggressione e la sottomissione all'estraneo. E dove Michèle ha certamente molto su cui lavorare, quello che accade durante la visione è che anche lo spettatore non può fare a meno di porsi delle domande, di analizzare le situazioni cui assiste, di vivere con lei le aggressioni, gli atterramenti e le violenze in un mix di emozioni forti e spesso contrastanti verso la donna e verso il film.
Forse Michèle è la versione moderna e senza mediazioni di pudore di Séverine Serizy, una Bella di Giorno che ha già scoperto attraverso quali mezzi ottenere il proprio piacere e alla quale di certo non servono gli infiocchettamenti e le spinte altrui per convincersi ad abbracciare le proprie pulsioni più inconfessabili, animalesche e degradanti. Ci vuole fegato per raggiungere certi livelli di bassezza nei confronti di sé e riuscire a trarne qualcosa. Michèle sfrutterà la sua intelligenza per uscire da un gioco perverso che la mette in pericolo e le sfugge presto di mano. Noi che guardiamo proviamo - ognuno per sé - sentimenti contrastanti ed opinioni differenti di fronte ad una storia che è tutto tranne che ordinaria, convenzionale o stupida. Quello che rimane di "Elle" è un viaggio decisamente inaspettato all'interno di una vita che è totalmente personale, com'è giusto che sia, quanto umanamente discutibile. Ed è proprio quest'ultimo punto che considero vincente: una storia che fa discutere, che non lascia indifferenti, che ti rimane attaccata costringendoti più spesso di quanto non ti vada al confronto con qualcosa di scomodo ed inusuale; una storia che ha vinto perché, nel bene o nel male, è riuscita a trasmetterti qualcosa, a regalarti più di un'emozione e a lasciarti con numerosi spunti su cui riflettere.
Io la storia di Michèle Leblanc l'ho vissuta così, come un viaggio che è cominciato con la visione del film e che non sono più riuscito a togliermi da dosso, rapito e colpito da un personaggio tanto diretto e disarmante, tanto umano quanto apparentemente privo di emozioni. Non è facile trovare una pellicola che ti faccia provare tutto ciò (soprattutto di questi tempi) e io credo davvero di essermene innamorato.
Ps. Per una volta la stampa estera si è dimostrata più lungimirante di altre giurie e ha concesso a questa pellicola ben 2 Golden Globes su 2 candidature: Miglior film straniero e Miglior attrice protagonista drammatica (Huppert). Il film, inoltre, ha gareggiato in concorso al Festival di Cannes 2016.
Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira, Judith Magre, Christian Berkel, Jonas Bloquet, Alice Isaaz, Vimala Pons, Arthur Mazet, Raphaël Lenglet, Lucas Prisor.
Box Office: $10.2 milioni
Consigli: Non è un film per tutti, non è un film che piacerà a tutti, non è un film per qualsiasi occasione. Tenetelo ben presente nel momento in cui valuterete la possibilità di dare una chance a questa pellicola. Si tratta certamente di un prodotto provocatorio, ma fatevi il favore di non aprire questioni di morale o gusti personali mentre state seguendo la storia: le riflessioni si fanno a racconto concluso, lasciandosi trasportare dalla franchezza e trasparenza con cui il film tratta i suoi elementi.
In ogni caso una Huppert mostruosa, magistrale nella sua interpretazione, stupenda, francamente inarrivabile e nonostante la mia personale ammirazione per Emma Stone e l'onesta felicità che provo nel pensarla vincitrice di un Oscar per "La La Land", ritengo che difficilmente la sua interpretazione saprà battere nel mio cuore quella che ben presto sarà l'Oscar mancato di Isabelle Huppert.
Parola chiave: Ferita alla mano.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi