domenica 14 marzo 2010

Film 89 - Precious: Based on the Novel Push by Sapphire

Domenica scorsa, prima degli Oscar, io e Ale ci siamo voluti guardare uno dei film candidati che sicuramente si sarebbe portato a casa qualche premio. E non avevamo torto...


Film 89: "Precious: Based on the Novel Push by Sapphire" (2009) di Lee Daniels
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Ale
Pensieri: L'altra mattina sono arrivato troppo in anticipo al lavoro e sono andato in un bar a fare colazione e buttare giù qualche idea su un foglietto.
L'intento originale era scrivere, finalmente, la mia più onesta impressione su Harry Potter, ma non riuscivo a non ascoltare i discorsi tra barista e signora al bancone. E' sabato mattina e i più fortunati si riposano e si godono l'inizio weekend. E di cosa parlano? Il discorso in cui prima o poi cadono tutti: 'mio figlio qui, mia figlia là'... Non dico che non sia giusto straparlare della propria prole come fosse l'unica mai esistita sulla terra, ma comunque non posso non pensare quanto il mondo, o una certa realtà di mondo, si ripeta all'infinito. Sicuramente anche mia nonna si sarà vantata di mia madre e, a sua volta, lei di me e - speriamo di no - magari ci cascherò anch'io.
Non essendo così grande da aver archiviato sotto la voce 'molto tempo fa' i ricordi del liceo, ho ancora perfettamente delineati nella mente certe tappe della vita dello studente di cui un genitore non può fare a meno di parlare. E quale università sia migliore e quale voto alla maturità sia dignitoso e quali materie siano utili, quali inutili, quali insegnate male. Si suppone che la scuola debba accompagnare i ragazzi nel loro personale percorso di vita, aiutarli a scoprire i loro talenti e a imparare a coltivarli. Sorvolando sul fatto che raramente sia così, io posso parlare solo della mia esperienza, da cui ho ricavato le seguenti pillole: puoi contare solo su pochi buoni e fidati, stare simpatico a qualcuno aiuta notevolmente e puoi imparare una miriade di cose, ma non ne saprai mai abbastanza. Ah, e soprattutto che, per quanto abusata possa essere questa frase, la prima impressione è decisamente quella che conta. Come in "Precious" (Lee Daniels non me ne voglia se ho segato il titolo del suo film che non solo trovo troppo lungo e poco comunicativo, ma anche piuttosto infantile).
Che cosa si pensa, infatti, della protagonista appena la si vede? Senza volersi nascondere dietro falsi moralismi, direi che si guarda decisamente all'aspetto fisico. Se era tornato di moda, qualche tempo fa, il motto 'grasso è bello', anche da questo film deduciamo che decisamente non è sano. La nostra Precious, eroina moderna del ghetto analfabeta dei neri, pesa più o meno quanto un lottatore di Sumo, mangia schifezze come se non ci fosse un domani e annega i suoi problemi e le sue (innumerevoli) frustrazioni in sogni di una vita famosa che mai si realizzeranno. Già, perchè non è vita la sua, non è vita quella di un'adolescente stuprata dal padre dall'età di 3 anni, già madre di una bambina down avuta da lui e, al momento dell'inzio della storia, incinta di un secondo bambino.
Si parte in quarta in questo film, non si risparmia niente allo spettatore che, come la povera protagonista, subisce soprusi per gli occhi, ma soprattutto per l'anima. Letteralmente agghiacciante la scena di uno degli stupri del padre con, sulla soglia della porta aperta, la madre che guarda sua figlia subire una simile violenza non facendo nulla se non provare risentimento per quella ragazza che le ha 'rubato l'uomo'.
Dopo i primi 10 minuti di film avrei voluto chiudere, ma Ale ha voluto continuare lo stesso. E come evolve questo film? Meno male in qualcosa di positivo, anche se MOLTO gradualmente. Prima di goderci uno spiraglio di libertà della povera Precious dobbiamo passare attraverso botte, spintoni, violenze verbali, mortificazioni morali e una sterminata landa desolata di non-sentimenti. E fa male, ve lo assicuro.
Ma, nonostante tutto, non è quello di Preciuos il personaggio che colpisce di più. Lei, in ogni caso, riesce a salvarsi, è buona e avrà la sua meritata occasione. Quella che sconvolge è la madre, patetica figura di donna che ha nascosto l'amore sotto una massa di grasso e odio che fa rabbrividire. Il mondo non è stato giusto neanche con lei, sia chiaro, ma l'aridità di questa figura non può lasciare indifferenti. Nessuna pietà per chi picchia la figlia con padelle, vasi, tv. Nessuna pietà per chi accusa la figlia di aver adescato il padre all'età di 3 anni. Nessuna pietà per chi uccide la dignità di un'altra persona.
Su questo siamo tutti d'accordo immagino. Ora pongo la mia solita domandina: ma tutta questa violenza, questo odio, questa cattiveria gratuita a chi giova? Nello specifico: è giusto, utile, necessario mostrare così crudelmente immagini che, se non accompagnate, potrebbero far nascere equivoci? Di solito non sono un moralista, ma qui mi sono interrogato sulla natura e la necessità di dare voce a un personaggio schifoso come quello interpretato, senz'altro magistralmente, da Mo'Nique (Oscar 2010 senza sorpresa come attrice non protagonista). Lo so bene che le persone intelligenti, quelle che sanno usare il cervello, sanno distinguere tra realtà e finzione, tra bene e male. Ma quelle che non colgono le differenze? Non so, sento meno la minaccia di una sparatoria, forse perchè il risultato sarebbe evidente agli occhi di tutti, mentre una violenza domestica è silenziosa e difficile da scovare e poi entrano in gioco meccanismi psicologici complessi come il senso di colpa della vittima.
In questo senso non saprei dire se questo film mi sia veramente piaciuto. Personalmente odio la violenza gratuita, sia fisica che verbale e la tollero con molta fatica. Questo film è carico di cattiveria ingiustificata o, quantomeno, sfogata su innocenti. Forse questo mi ha reso ipercritico riguardo la sceneggiatura. Questo e, sicuramente, un trafiletto che tempo fa avevo letto su Vanity Fair riguardo al film, definito sì bello, ma un po' furbetto. Sono d'accordo, nel senso che è più facile raccogliere critiche eccellenti se imposti la storia tragica, con un percorso di formazione dell'individuo, fino al superamento della crisi, e l'elevazione del personaggio grazie alla maturità acquisita con l'esperienza drammatica. Ovviamente ci vogliono bravi attori e bravi sceneggiatori, altrimenti il trucchetto si sgama. Qui devo dire che la pellicola funziona, si toccano spesso toni estremamente drammatici, ma ci si affeziona alla sfortunata protagonista e fino all'ultimo si spera nella sua totale emancipazione.
Comunque, a pellicola terminata, ringrazi il cielo che ti siano capitati genitori normali e se proprio vogliono 'bullarsi' dei propri figli anche nei giorni del riposo chi se ne frega. Paragonati a quello che hai appena visto i tuoi problemi sono diventati grandi come un granello di sabbia e Precious l'eroina della giornata.
Consigli: In un marasma di sensazioni da lacrimuccia, spicca la facciona struccata di Maryah Carey che spaventa per l'evidente uso ed abuso di photoshop nelle sue foto ufficiali o da cd. Meglio prepararsi al trauma, perchè è davvero uno shock!
Parola chiave: Abdul.




Ric