mercoledì 22 novembre 2017

Film 1441 - Friday the 13th

La scelta più facile per una serata in compagnia? L'horror. Quello truce, ovviamente.

Film 1441: "Friday the 13th" (2009) di Marcus Nispel
Visto: dalla tv di Christian
Lingua: inglese
Compagnia: Christian
Pensieri: Brutto ma non godibile, banale e nemmeno divertente, questo "Friday the 13th" è semplicemente un prodotto privo di alcuna creatività e - ce lo aspettavamo - di una qualsivoglia linea narrativa. La storia è talmente prevedibile che si possono tranquillamente predire gli eventi della trama a film appena cominciato, per non parlare dell'ordine di morte delle povere vittime sacrificali di un Jason Voorhees veramente fuori forma. A niente serve mostrare le ben 3 paia di capezzoli durante la tediosa visione, totalmente inefficaci le "trovate" da macello e sbudello perché davvero il risultato finale è qualcosa di tremendo. Non che pretendessi un capolavoro, ma certamente qualcosa di meno insipido e mal costruito, quello sì.
Cast: Jared Padalecki, Danielle Panabaker, Aaron Yoo, Amanda Righetti, Travis Van Winkle, Derek Mears, Ben Feldman, Arlen Escarpeta.
Box Office: $92.7 milioni
Consigli: Effetti speciali imbarazzanti, una sceneggiatura fantasiosa e imprevedibile quanto un episodio qualunque di "Un posto al sole", un gruppo di protagonisti totalmente dimenticabili capitanati dall'unico volto noto e non particolarmente espressivo di Jared Padalecki ("Una mamma per amica", "Supernatural"), il tutto per un prodotto dell'orrore che spaventa poco e più che altro tenta di regalare al pubblico l'esperienza della carneficina. Tra tutti i prodotti horror che esistono al giorno d'oggi recuperare questo film non ha davvero alcun senso.
Parola chiave: Sorella.

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martedì 21 novembre 2017

Film 1440 - Cruel Intentions

Non me lo ricordavo per niente e nella mia mente lo avevo accatastato fra i ricordi delle cose stupide, sciocche. Poi qualche tempo fa non so perché mi è venuta voglia di rivederlo e, neanche a farlo apposta, Netflix lo ha messo in catalogo.

Film 1440: "Cruel Intentions" (1999) di Roger Kumble
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Partendo dal presupposto che mi aspettassi un filmaccio trash tendenzialmente osceno, sono in realtà rimasto abbastanza sorpreso. Per quanto resti una pellicola che ricerca (e consegna) appositamente lo shock tardo adolescenziale, "Cruel Intentions" ha in realtà un certo potenziale legato a quell'animo disinibito dei giovani e impuniti protagonisti. Tifare per il politicamente scorretto è divertente e ci mette a contatto con altri tipi di storie rispetto a quelle cui siamo abituati e credo che parte del fascino di questo prodotto risieda proprio in questo aspetto, alla capacità di avvicinarci a quella parte di noi che ci vorrebbe capaci di piani macchiavellici e di una certa dose di spietata crudeltà.
Per rimanere focalizzati sulla pellicola, il fascino qui scaturisce dal materiale originale a cui si ispira - il famoso "Le relazioni pericolose" di Choderlos de Laclos - e dal teen cast di grido capace di assicurare un certo appeal commerciale ancora oggi. I perfidi giochetti sessuali, la perversione amorosa tra fratellastri, il gioco al massacro sono tutti elementi di contorno che contribuiscono a dare spinta alla storia, altrimenti non dissimile da qualsiasi altro titolo per adolescenti che la macchina del cinema mainstream abbia partorito nel tempo.
Detto questo, non siamo certamente di fronte ad un capolavoro, anzi. E' evidente che lo scopo di questa pellicola è far scaldare le mutande del suo pubblico attraverso gli adeguati ammiccamenti del caso e il credito al racconto settecentesco è principalmente una buona scusa per dare spessore ad una trama altrimenti troppo scoperta al giudizio del pubblico (mediatico?). In ogni caso "Cruel Intentions" ha il pregio di un cast davvero perfetto, qualche scena diventata cult (bacio saffico) una buona dose di ironia (povera Selma Blair) e una colonna sonora sapientemente azzeccata e cool. Senza contare la piacevole sensazione di scoprire quanto si possa essere merde nella vita pur non correndo il rischio di doverne affrontare le conseguenze. Perché, d'altronde, è solo un film.
Cast: Sarah Michelle Gellar, Ryan Phillippe, Reese Witherspoon, Selma Blair, Louise Fletcher, Joshua Jackson, Eric Mabius, Sean Patrick Thomas, Christine Baranski, Swoosie Kurtz.
Box Office: $75.9 milioni
Consigli: Sicuramente un film non per tutte le età, ma certo un titolo da tenere presente per una serata più piccante del solito. Non sarà un film indimenticabile - nonostante certe scene non si dimentichino facilmente -, ma "Cruel Intentions" riesce ancora oggi a fare la sua porca figura. Letteralmente.
Parola chiave: Vendetta.

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lunedì 20 novembre 2017

Film 1439 - Dunkirk

Stessa giornata al cinema, terzo e ultimo film di fila.

Film 1439: "Dunkirk" (2017) di Christopher Nolan
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: E va bene, lo ammetto, non ho capito quasi niente dei dialoghi. Senza sottotitoli è stata un'impresa riuscire a comprendere appieno ogni battuta e anche se dopo un po' ci ho fatto l'orecchio - diciamo - ho sperimentato una certa difficoltà di base per tutta la visione. Fortuna che non è esattamente un film che si basa sui dialoghi quanto più su ciò che mostra. E in questo Nolan è quasi imbattibile.
"Dunkirk" è una pellicola sulla guerra, ma di quelle che non la rendono bella o quasi divertente: ogni attacco aereo è una strage, ogni bomba che esplode un momento di panico, ogni raffica di proiettili un attentato alla vita. La guerra di Nolan fa paura, è dura e pericolosa e vuoi solo che finisca, speri solo di sopravvivere. Con questa consapevolezza addosso - che si acquisisce in pochi istanti a dire il vero - si segue la storia con non poca ansia, sollecitati da una colonna sonora incalzante, spinti dalla sceneggiatura ad una immedesimazione quasi istantanea con i poveri soldati che attendono solo di essere portati in salvo da qualcuno. Inglesi e francesi, bloccati sulla riva della cittadina del titolo, sono letteralmente spalle al muro, bloccati dal nemico tedesco che non intende concedere tregua. Sarà anche con l'aiuto della popolazione civile alla guida delle proprie imbarcazioni private che riuscirà la miracolosa evacuazione di oltre 300,000 soldati raccontata qui.
Al di là del valore che può avere di per sé ricordare e dare spazio a questo episodio storico, va detto che l'esperienza "Dunkirk" vale senz'altro la pena di essere vissuta. Il film è tecnicamente perfetto, montato divinamente, aiutato dalla mano esperta di Nolan che si dimostra per l'ennesima volta un impareggiabile narratore. Non gli servono infiniti dialoghi per costruire la suspense e tenere lo spettatore incollato allo schermo: è attraverso le immagini, infatti, che questo lavoro meglio si racconta. Inseguimenti aerei, bombardamenti, i volti giovani di centinaia di migliaia di ragazzi sperduti, l'umanità di chi decide di rischiare la propria vita per aiutare chi è in pericolo, la sensazione di smarrimento dovuta alla situazione incerta, la paura della morte, l'annegare, il sentirsi un mirino addosso... Tutti questi elementi fanno di "Dunkirk" un perfetto film di guerra, un'esperienza coinvolgente oltre che uno strumento utile per le domande del caso (una su tutte: ha senso sprecare tante vite umane?). Il risultato finale è qualitativamente molto alto e certamente questo sarà uno dei titoli contendenti in tante categorie dei prossimi Oscar 2018, soprattutto in quelle tecniche dato che Nolan non viene spesso considerato dall'Academy, non quanto dovrebbe comunque. Agli aspetti tecnici si aggiunge un cast "silenzioso" ma per nulla sconosciuto: trai tanti volti noti Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy e nientemeno che Harry Styles (ex One Direction) qui al suo debutto come attore.
Insomma, una pellicola che non vedevo l'ora di recuperare e, in definitiva, sono contento di non essermi fatto scappare. Un bel prodotto, ben costruito, profondo, sincero.
Cast: Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard, James D'Arcy, Barry Keoghan, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy.
Box Office: $525 milioni
Consigli: Se non si capisce bene l'inglese è meglio affidarsi ad una versione quantomeno sottotitolata, altrimenti diventa difficile comprendere il tutto. A parte questo, si tratta probabilmente di uno dei titoli-evento dell'anno, di quelli che è meglio non perdersi in vista dei vari premi e soprattutto perché hanno qualcosa da raccontare.
Un bel film solido, tecnicamente eccellente, girato e accompagnato musicalmente in maniera coinvolgente ed efficace, "Dunkirk" è certamente un prodotto che richiede attenzione e dedizione, non un passatempo per una serata qualsiasi. Consapevoli di questo, immergetevi in questa esperienza lasciandovi totalmente trascinare, spaventare, terrorizzare. E poi tirate un sospiro di sollievo.
Parola chiave: Sopravvivere.

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venerdì 17 novembre 2017

Film 1438 - Blade Runner 2049

Stessa giornata al cinema, secondo film di fila.

Film 1438: "Blade Runner 2049" (2017) di Denis Villeneuve
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Lo dico subito: non sono mai stato un grande fan di "Blade Runner". Lo vidi tanti anni fa dopo aver comprato il DVD e, recuperato il titolo cult di cui bisognava necessariamente avere un'opinione, non ho più sentito la necessità di rinfrescare il ricordo. Ora che ho messo la mia confessione nero su bianco procediamo.
"Blade Runner 2049" è un buon film, esteticamente magnifico, dalla potente colonna sonora che mi pare omaggi l'originale di Vangelis egregiamente, con un'evidente ricerca estetica che percorre tutto il progetto, dai costumi alle scenografie fino alla regia. Villeneuve ha dalla sua una grande immaginazione, un occhio che sa esprimersi in immagini attraverso la videocamera e un grande senso d'insieme considerata la lunghezza del film che, dal mio punto di vista, è forse l'unico vero problema di questo sequel. Per quanto riguarda la trama non c'è da lamentarsi, è un prodotto ben scritto e compatto, mi sento solo di dire che se per compiere la più banale delle azioni non ci volessero ogni volta svariati minuti, forse ce la saremmo goduta un po' di più (noi spettatori occasionali, intendo). Certamente parte del fascino di questo prodotto sta proprio nella sua paradossale natura statica nonostante l'ambientazione sci-fi + action che richiede, di solito, uno sforzo energetico maggiore. A parte questo, la visione è stata piacevole e soddisfacente, con quel colpo di scena finale che ribalta un centro della storia altrimenti fin troppo banale. La messa in scena generale comunque aiuta ampiamente a portare a casa un risultato finale di qualità. Con quel budget vorrei anche vedere...
Ryan Gosling è un ottimo protagonista e ho molto apprezzato il suo mettersi in gioco. Riesce ad andare oltre il suo ruolo di sex symbol che gli hanno cucito addosso e dimostrare di essere un grande attore al di là di bellezza e sex appeal. Il ritorno di Harrison Ford era doveroso, per carità, ma non si può proprio dire che faccia la differenza, anche perché entra in scena ad un'ora e mezza dall'inizio. La vera sorpresa qui è Luv/Sylvia Hoeks, super e impassibile cattiva, inarrestabile, un personaggio tanto d'impatto che quasi si finisce a fare il tifo per lei. L'attrice che la interpreta è stata la mia personale infatuazione di questa pellicola e trovo sia davvero riuscita a spiccare sul resto del cast. La sua collega Ana de Armas è bloccata in un ruolo troppo facile, mentre come al solito a Robin Wright tocca la parte (spoiler) di quella che viene fatta fuori; per lei che ha così tanto potenziale, sempre il solito ruolo secondario. Jared Leto è al solito sopra le righe, di un eccentrico fastidioso e forzato e in definitiva francamente dimenticabile tanto quanto lo è stato il suo Joker in "Suicide Squad".
Tornando a "Blade Runner 2049", devo ammettere che faccio sempre un po' di fatica ad approcciarmi a quei titoli che la critica vuole subito capolavori senza tempo a neanche una settimana dalla loro uscita in sala. Mi pongo in maniera sospetta, come alla ricerca di una fregatura o di quella serie di elementi che alla fine mi guasteranno il prodotto nel suo insieme. La realtà in questa occasione è che per quanto il sequel di "Blade Runner" non mi abbia sconvolto l'esistenza, è comunque un prodotto che mi ha lasciato soddisfatto, ben confezionato e capace di un intrattenimento di evidente qualità. A volte manca un tantino di ritmo, ma in definitiva mi è sembrato un degno secondo capitolo, soprattutto di un originale così difficile da bissare. Chapeau.
Cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Carla Juri, Lennie James, Dave Bautista, Jared Leto, Barkhad Abdi.
Box Office: $248.9 milioni (ad oggi)
Consigli: Due ore e 44 minuti di pellicola, non esattamente un titolo buono per ogni occasione. Certamente i fan dell'originale saranno andati in visibilio, come è giusto che sia; per chi non ha apprezzato o non ha visto, partire direttamente dal 2049 potrebbe non risultare la scelta più efficace, sia perché la trama si intreccia profondamente con la prima storia, sia perché sarebbe meglio avere una minima idea di cosa si stia parlando prima di imbarcarsi in una visione così impegnativa (vedi, appunto, la durata). A parte questo Denis Villeneuve si riconferma nuovamente una certezza, un regista capace di grandi suggestioni e, ancora di più in questo caso, abile a creare il giusto punto di connessione tra due film che si trovano a 25 anni di distanza l'uno dall'altro. Quindi sì, guardate "Blade Runner 2049" consci del fatto che si tratti del nuovo caso di pellicola di cui farsi necessariamente un'opinione; guardatelo soprattutto perché ha qualcosa da dire e ancora di più da mostrare, ma abbiate la pazienza di lasciarvici condurre con molta, molta calma.
Parola chiave: Ricordo.

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Happy birthday, Mr. Scorsese

#HappyBirthday #MartinScorsese!
Martin Charles Scorsese (born November 17, 1942) is an American director, producer, screenwriter, and film historian, whose career spans more than 50 years. Scorsese's body of work addresses such themes as Sicilian-American identity, Roman Catholic concepts of guilt and redemption, faith, machismo, modern crime, and gang conflict. Many of his films are also known for their depiction of violence and liberal use of profanity.
Part of the New Hollywood wave of filmmaking, he is widely regarded as one of the most significant and influential filmmakers in cinematic history. In 1990, he founded The Film Foundation, a nonprofit organization dedicated to film preservation, and in 2007 he founded the World Cinema Foundation. He is a recipient of the AFI Life Achievement Award for his contributions to the cinema, and has won an Academy Award, a Palme d'Or, Cannes Film Festival Best Director Award, Silver Lion, Grammy Award, Emmys, Golden Globes, BAFTAs, and DGA Awards.
He has directed works such as the crime film Mean Streets (1973), the vigilante-thriller Taxi Driver (1976), the biographical sports drama Raging Bull (1980), the black comedies The King of Comedy (1983), and After Hours (1985), the religious epic drama The Last Temptation of Christ (1988), the crime film Goodfellas (1990), the psychological thriller Cape Fear (1991) and the crime film Casino (1995), some of which he collaborated on with actor and close friend Robert De Niro. Scorsese has also been noted for his successful collaborations with actor Leonardo DiCaprio, having directed him in five films, beginning with Gangs of New York (2002) and most recently The Wolf of Wall Street (2013). Their third film together, The Departed, won Scorsese the Academy Award for Best Director in addition to the film winning the award for Best Picture. Their collaborations have resulted in numerous Academy Award nominations for both as well as them winning several other prestigious awards.
Scorsese's other film work includes the concert film The Last Waltz (1978), the biographical drama The Aviator (2004), the psychological thriller Shutter Island (2010), the historical adventure drama Hugo (2011) and the religious epic Silence (2016). His work in television includes the pilot episode of the HBO series Boardwalk Empire and Vinyl, the latter of which he also co-created. He won the Academy Award for Best Director for the crime drama The Departed (2006). With eight Best Director nominations, he is the most nominated living director and is tied with Billy Wilder for the second most nominations overall.


Martin Charles Scorsese (New York, 17 novembre 1942) è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico statunitense.
Esponente della New Hollywood, è considerato uno dei maggiori e più importanti registi della storia del cinema. Temi centrali dei suoi film sono la violenza istintiva dell'uomo e il suo rapporto con la colpa, il peccato e la religione. Il suo stile, spesso caratterizzato da sequenze virtuosistiche e violenza iperrealista, trae ispirazione dalla Nouvelle Vague francese, dal Neorealismo italiano e dal cinema indipendente di John Cassavetes.
Rilevanti nella sua carriera i sodalizi con Daniel Day-Lewis, Harvey Keitel, Joe Pesci e soprattutto con Robert De Niro e Leonardo DiCaprio. Tra i numerosi premi cinematografici ricevuti, l'Oscar alla miglior regia nel 2007 per The Departed - Il bene e il male, la Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1976 per Taxi Driver, il Leone d'oro alla carriera al Festival del cinema di Venezia nel 1995 e tre Golden Globe come miglior regista nell'ultimo decennio.


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giovedì 16 novembre 2017

Film 1437 - Wind River

Il cinema ad un prezzo accettabile qui non è esattamente facile da trovare, per cui quando ho scoperto che un multisala in città proietta film a $7 e $9 non ho perso tempo e sono subito andato a controllare. Con, in programma, 5 papabili titoli da vedere. Ne ho guardati 3.

Film 1437: "Wind River" (2017) di Taylor Sheridan
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ero molto curioso di recuperare questo film, specialmente per due motivi, ovvero le buone critiche ricevute e i due protagonisti che personalmente trovo molto bravi. Relativamente a quest'ultimo punto ho trovato l'ennesima conferma e devo dire che sia Jeremy Renner che Elizabeth Olsen sono due bravissimi e capaci attori tra i quali mi pare evidente una certa alchimia. Assieme li abbiamo già visti in nei film sugli Avengers e già allora si poteva notare il misto di complicità e simpatia che, mi sembra, traspare anche sullo schermo. Vederli recitare in lingua, poi, ha costituito quel valore aggiunto alla visione della pellicola.
"Wind River" racconta una storia triste, anzi molteplici storie tristi che coinvolgono le donne della comunità degli indiani d'America, relativamente alle quali non esiste una statistica sulle persone scomparse. E' questo il cuore della storia, una sceneggiatura tratta da fatti realmente accaduti che è spesso un pugno nello stomaco - pur non mancando di una certa ironia che aiuta lo spettatore ad arrivare alla fine della visione.
Personalmente ho trovato questo film molto bello, tremendamente glaciale, eppure capace di una buona dose di umanità grazie a due personaggi protagonisti agli antipodi in grado di imparare a comunicare perché uniti dall'importanza della causa. Le storie di amicizia che nascono dopo il superamento di un'iniziale avversità mi sono sempre piaciute; inoltre la trama spinge molto sul percorso di formazione della giovane e inesperta agente FBI, altro elemento che trovo interessante quando si tratta di esplorare le varie possibilità narrative di una storia.
Forse l'anello debole di questo prodotto si riscontra una volta svelato il crimine, nel senso che una volta conosciuto nei minimi dettagli il tremendo svolgimento degli eventi parte del mistero svanisce o, forse, viene semplicemente soffocato dal dolore e la sensazione ripugnante che non si può fare a meno di provare. Questo è uno di quei rari casi in cui lasciare indefinito il destino di alcuni personaggi avrebbe permesso alla storia di concentrarsi sulla parte dell'importante messaggio da lanciare: ogni anno migliaia (milioni?) di persone scompaiono in America e di queste molte sono donne e tante sono native americane; nonostante questo non esiste ad oggi una statistica relativa a queste ultime, involontariamente quasi a fomentare di nuovo un rapporto troppo spesso limitato alla superficialità e noncuranza e ancora così labilmente stabile.
Ciò detto, a me "Wind River" è piaciuto e non poco, mi ha colpito e ha lasciato in parte scosso a seguito di un'esperienza cinematografica soddisfacente quanto emotivamente provante.
Ps. Vincitore del premio alla Miglior regia a Cannes 2017 nella categoria Un Certain Regard.
Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Gil Birmingham, Jon Bernthal, Julia Jones, Kelsey Chow, Graham Greene, Martin Sensmeier, James Jordan, Jon Bernthal, Ian Bohen.
Box Office: $40.3 milioni
Consigli: Sicuramente una storia forte e difficile, un film che richiede una certa dose di consapevolezza nel momento in cui si intenda recuperarlo. Bello, recitato perfettamente, con due protagonisti bravi ed in parte, "Wind River" è sicuramente una delle belle sorprese di stagione da recuperare, potendo.
Parola chiave: Roulotte.

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lunedì 13 novembre 2017

Film 1436 - The Snowman

Ho speso $21.5 per vedere questo film al cinema. Soldi buttati.

Film 1436: "The Snowman" (2017) di Tomas Alfredson
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Christian
Pensieri: "The Snowman" ovvero il film senza trama. O almeno potrebbe averla, peccato che la sceneggiatura si dimentichi un po' troppo spesso di spiegare allo spettatore che cosa stia succedendo o perché.
E' evidente che le intenzioni sono buone dato che la produzione è molto curata, le atmosfere suggestive e il cast è da grandi occasioni, peccato che si sprechi la ghiotta occasione in nome di una sorta di sottinteso che, però, è tale solo per gli autori o chi abbia letto il libro di Jo Nesbø da cui la pellicola è tratta, anche se non credo che la storia abbia un senso nemmeno per loro considerato che, da quello che ho potuto capire via Wikipedia, la trama del libro è completamente diversa.
La cosa davvero fastidiosa è che di tutti gli indizi fatti emergere, di tutte le piste seguite, di tutti gli elementi in ballo, niente finisce per combaciare e, anzi, la sensazione finale è che tutto il mix di personaggi e avvenimenti presentato sia solo la lunga scusa da sopportare per arrivare a un finale non solo banale, ma anche facilmente intuibile (io non sono una volpe, ma verso metà film c'ero già arrivato per semplice esclusione). Quindi sono tantissime le domande che non trovano risposta, delle quali le più eclatanti a mio avviso sono:
1) perché l'assassino ce l'ha con e prende di mira la famiglia del protagonista Harry Hole (Michael Fassbender)?;
2) a parte fotografare disgraziate nude, qual è nella vicenda il ruolo preciso di Arve Stop (J.K. Simmons)?;
3) che senso ha scomodare addirittura una sorella gemella di una delle vittime (Chloë Sevigny) se poi le si dà a malapena una battuta?;
4) perché mai uno che fa disinfestazioni dovrebbe avere libero accesso all'appartamento di un cliente senza che questo ne sia a conoscenza?;
5) perché siamo ad Oslo e girano tutti senza sciarpa e guanti in pieno inverno quando io, semplicemente ad ottobre, quando ero lì indossavo pure due paia di pantaloni e usava sempre il cappuccio della giacca per rimanere più caldo?;
6) perché non spiegare che Rafto (Val Kilmer), ex investigatore, era colui che aveva indagato sul serial killer del pupazzo di neve tanti anni prima e che quello di adesso è un mitomane?;
7) perché il nuovo marchingegno elettronico in dotazione alla polizia per accumulare le prove durante le indagini non fa nemmeno un back-up dei vecchi dati salvati? Dopo che Katrine Bratt (Rebecca Ferguson) fa praticamente 780 video di ogni cosa, all'assassino basta fare click su 'cancella dati' per svuotare completamente la memoria... Ma allora qual è l'utilità di quell'affare?;
8) all'inizio del racconto la madre del ragazzino, dopo essere stata scoperta a fare sesso con un vecchio poliziotto che l'ha pure appena menata, si suicida non prima di avergli promesso di rivelare a sua moglie che è il padre del giovane. Subito ero stato portato a pensare che la donna venisse regolarmente stuprata e che, dopo l'orrenda scoperta da parte del figlio, avesse trovato il coraggio di confrontare il suo aguzzino e finalmente respingerlo. Quando però il poliziotto se ne va la donna lo insegue disperata, tanto che poi finirà per suicidarsi nel lago. Ma qual è il senso di farci vedere questa introduzione dalle tinte bipolari?;
9) e perché la prescrizione delle pillole è l'elemento chiave della storia? Perché!?!?
Ora la smetto con la lista dei quesiti che poi rischio di sembrare La Repubblica e le sue 10 domande a berlusconi...
Dunque, per riassumere, "The Snowman" parte con in suo possesso tutti gli elementi per risultare un buon successo, dal bestseller internazionale al cast di grido, buttando tutto alle ortiche in nome di quella che potremmo definire una sorta di pigrizia, quasi che fosse banale spiegare al pubblico il senso della propria trama e del proprio prodotto. Perché ok, Harry Hole è strano e apatico, alcolizzato e bisognoso di superare i propri traumi, ma questo non significa che il prodotto che lo vede protagonista possa condividerne sembianze e atteggiamenti sciatti e autodistruttivi. Così facendo si ottiene solo un film banale e superficiale, un thriller caotico in cui l'unico elemento capace di aiutarti a mettere in ordine tutti gli elementi è soltanto Wikipedia.
Cast: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Jonas Karlsson, Val Kilmer, J. K. Simmons, Chloë Sevigny, Toby Jones, James D'Arcy, David Dencik, Genevieve O'Reilly.
Box Office: $34.5 milioni (ad oggi)
Consigli: Brutto e fatto male, ridicolo in alcuni passaggi e in generale con una serie di giganteschi buchi nella trama, questo thriller si rivela fin da subito privo di qualsivoglia appeal che vada oltre gli attori, l'ambientazione inusuale o il libro da cui cui è tratta la storia. Per cui, onestamente, lasciate perdere.
Parola chiave: Trauma infantile.

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giovedì 9 novembre 2017

Film 1435 - Hocus Pocus

Si avvicinava Halloween e, soprattutto, era una vita che volevo vedere di nuovo questo film. In effetti ci avevo provato qualche anno fa ad un'ora improbabile, per cui mi ero semplicemente addormentato a metà storia. poi, come al solito, Netflix...

Film 1435: "Hocus Pocus" (1993) di Kenny Ortega
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: In questo tipo di film con incantesimi e streghe non c'è niente da fare, i genitori non servono mai a una mazza. Non so bene perché questo sia stato uno dei primi pensieri balenatomi in testa ripensando alla visione di questo supercult di Halloween che da così tanto tempo aspettavo di rivedere. Ovviamente da ragazzino avevo già visto il film, ma ogni tanto è piacevole rinfrescarsi la memoria soprattutto perché, come al solito, non mi ricordavo praticamente nulla.
"Hocus Pocus" è ancora bloccato a una comicità e messa in scena da inizio anni '90 e più che nasconderlo ne fa un vanto, forse motivo per cui all'epoca non fu un gran successo di critica e pubblico; col passare del tempo, però, è riuscito a riscattarsi grazie all'humor un po' kitsch e una banda di cattive idiote e ridicole quanto basta ad essere amorevolmente più simpatiche dei personaggi buoni - tranne Thora Birch che è un amore in ogni scena -, tanto che vorresti riuscissero a tramutare l'incantesimo per una notte, nella agogna, irreversibile promessa di un futuro senza tempo o invecchiamento. Insomma, si tifa per loro. E invece no, le streghe vengono sconfitte e la moderna Salem torna alla sua normalità.
Poco male, si sa fin dall'inizio quale sarà il percorso obbligato di questa storia, tanto che è naturalmente il viaggio ciò che ci porta a dare valore alla scelta di vedere questa pellicola.
Come in una profetica e molto più bianca versione delle Destiny's Child, il trio delle sorelle Sanderson è capitanato da una Bette Midler in formissima e scatenata tra incantesimi, voli a cavallo di scope, numeri musicali da vera lead singer e acconciature a dir poco originali. Per non allontanarci dal parallelismo musicale, Sarah Jessica Parker e Kathy Najimy sono due perfette coriste che, con molte battute in meno e un'attitudine al rimbambimento cerebrale molto più spiccata, fanno da ottime spalle alla vera ed unica protagonista del film. Ma va bene così, insieme le tre attrici funzionano alla grande e sono il motore di una trama altrimenti troppo banale e sciatta per raggiungere un risultato anche solo vagamente sufficiente. Senza di loro "Hocus Pocus" non sarebbe stato lo stesso.
Dunque una pellicola facile facile, ma non per questo spiacevole; anzi, non manca l'intrattenimento oltre che una certa dose di meraviglia rispetto ad effetti speciali che ho trovato sorprendentemente (e inaspettatamente) riusciti. Un piccolo classico per tutta la famiglia che, a 24anni di distanza riesce ancora ad intrattenere piacevolmente.
Cast: Bette Midler, Sarah Jessica Parker, Kathy Najimy, Omri Katz, Thora Birch, Vinessa Shaw, Doug Jones.
Box Office: $39.5 milioni
Consigli: Da vedere almeno una volta nella vita, non tanto perché sia un capolavoro, quanto perché nel tempo è riuscito a mantenersi un prodotto simpaticamente nostalgico, oltre che riuscire a presentare tre protagoniste francamente indimenticabili. La storia di per sé non è nulla di che, ma nell'insieme "Hocus Pocus" è il titolo perfetto per riunire tutta la famiglia, meglio se ad Halloween...
Parola chiave: Candela.

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mercoledì 8 novembre 2017

Film 1434 - Pocahontas

Era letteralmente una vita che volevo rivederlo, considerato che dopo la prima visione in sala non ho più ripetuto l'esperienza... E come al solido ci pensa Netflix.

Film 1434: "Pocahontas" (1995) di Mike Gabriel, Eric Goldberg
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Da bambino, dopo averlo visto al cinema, ci sono rimasto così male tanto non mi era piaciuto che ho deciso di non volerlo più vedere, che non ero interessato ad investirci altro tempo. E così è stato fino a quando, non so bene per quale motivo, è maturato in me il desiderio di rivedere "Pocahontas" e capire se, in effetti, ricordassi bene o, invece, mi stessi semplicemente attaccando ai ricordi (e ai capricci) di un ragazzino di 8 anni.
Questa pellicola ha dei disegni bellissimi, dei colori così spettacolari da incantare lo spettatore. Disney riesce nella magia dell'atmosfera, capace come molte altre volte di consegnare al suo pubblico un prodotto ad alto impatto visivo. L'espressività dei personaggi è straordinaria, così come la resa di tanti dettagli (le ombre, i capelli nel vento, il mare in tempesta) che contribuiscono a un risultato finale tecnicamente perfetto.
D'altro canto la storia è quella che è. Sicuramente un tema diverso dal solito, questo film è costretto ad abbracciare una maturità conseguente al racconto di fatti realmente accaduti da cui proviene - seppur ampiamente rimaneggiati - per cui è indubbio ci sia stato un cambio di rotta rispetto ai prodotti precedenti, anche se mi sento in parte di giustificarlo. Meno fiaba e più storia per adulti, questa pellicola paga lo scotto di una serie di passaggi forzati che impongono allo spettatore elementi più seri e complessi che, forse, fino ad allora il pubblico della Disney non era abituato. Ciò non toglie che una certa mancanza di verve interna al racconto sia innegabile, per un risultato finale più insipido (e breve) del previsto.
Comunque non ho trovato questa seconda visione così tremenda o insostenibile come ricordavo, anche se rimango dell'idea che, tra i vari capolavori Disney susseguitisi nel tempo, questo titolo non sia a tutti gli effetti in grado di reggere il confronto. Esteticamente magnifico, ma non speciale.
Ps. 2 Oscar su 2 nomination per la Miglior colonna sonora e la Miglior canzone originale ("Colors of the Wind", "I colori del vento" in italiano), quest'ultima ha vinto anche il Golden Globe e il Grammy.
Cast: Irene Bedard, Judy Kuhn, Mel Gibson, David Ogden Stiers, John Kassir, Russell Means, Christian Bale, Linda Hunt, Danny Mann, Billy Connolly, Joe Baker, Frank Welker, Michelle St. John, James Apaumut Fall, Gordon Tootoosis.
Box Office: $346.1 milioni
Consigli: 33esimo classico Disney, "Pocahontas" ebbe il difficile compito di traghettare la casa di Topolino oltre il colossale successo de "Il re leone" uscito esattamente un anno prima. Nonostante un risultato decisamente inferiore, va detto che il film non è così male come potrebbe sembrare ad una prima visione, soprattutto se paragonato a certi prodotti animati oggi in distribuzione. Disegni e colori sono stupendi, per non parlare di certe canzoni indimenticabili e una serie di personaggi spalla piacevolmente simpatici, il tutto per una striminzita ora e venti di incontro fra culture, persone e mondi totalmente diversi. Disney è stata coraggiosa a portare al cinema una storia così complessa, pur necessariamente dovendola riscrivere per il proprio pubblico. Tutto sommato un risultato sufficientemente appagante.
Parola chiave: Bussola.

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Film 1433 - Doctor Strange

Ho visto questo film al cinema esattamente il 3 novembre 2016, una delle giornate più lunghe, faticose, belle ed emozionanti della mia vita. Dopo aver discusso la tesi in facoltà, brindato al bar, pranzato con i miei e - finalmente - riposato un po', sono andato al cinema con Poe a vedere questa pellicola e poi a mangiare una pizza. Dunque un titolo che ha particolarmente valore per me e che penso legherò per sempre ad uno dei momenti più speciali che riesca a ricordare. Una bella soddisfazione per una stupenda, sfibrante giornata.
Senza contare, poi, che è il primo film che ho visto in casa nuova...

Film 1433: "Doctor Strange" (2016) di Scott Derrickson
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Rivedo questo film e mi chiedo nuovamente come sia possibile che non abbia vinto l'Oscar per gli effetti speciali. E' stato davvero un pensiero che mi sono portato dietro dall'inizio alla fine.
Detto ciò, il nuovo eroe Marvel ci mette forse un po' a carburare, ma quando l'avventura comincia l'adrenalina non smette di pompare. Giusta l'introduzione al personaggio, per carità però è innegabile che dal momento in cui si entra nel vivo della storia il tutto si faccia molto più interessante, affascinante e certamente accattivante.
Visivamente potente, di grande intrattenimento e con un cast particolarmente ricco di star, "Doctor Strange" risulta un altro pezzo riuscito del puzzle della famiglia di supereroi di Stan Lee e sicuramente la curiosità di rivedere il protagonista in azione in una nuova avventura c'è. Prossimi appuntamenti col Dottore sono adesso al cinema con "Thor: Ragnarok" e il prossimo aprile con "Avengers: Infinity War".
Ps. Candidato agli Oscar 2017 per i Migliori effetti speciali e a 3 BAFTA per Miglior scenografia, trucco ed effetti speciali.
Film 1250 - Doctor Strange
Cast: Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams, Benedict Wong, Michael Stuhlbarg, Benjamin Bratt, Scott Adkins, Mads Mikkelsen, Tilda Swinton.
Box Office: $677.7 milioni
Consigli: Bello e ben fatto, esteticamente curatissimo e particolare (anche se un po' ricorda "Inception"), fonde bene la doppia filosofia Marvel del supereroe dalla battuta cinica e facile ch fronteggia però pericoli insidiosi e mortali. Ottimi comprimari tra cui spicca una Swinton tibetana che non ha mancato di sollevare critiche per la questione della razza (vedi whitewashing) e un Mads Mikkelsen che ad Hollywood dovrebbe trovare più spazio. Davvero un buon blockbuster.
Parola chiave: Tempo.

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martedì 7 novembre 2017

Film 1432 - Miss Congeniality

Continua il mio percorso di distrazione via Netflix con questo nuovo titolo del suo salvifico catalogo. E commedia sia.

Film 1432: "Miss Congeniality" (2000) di Donald Petrie
Visto: dall'iPad
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non ho mai trovato particolarmente interessante Sandra Bullock fino a qualche tempo fa, devo ammettere. Sempre carina, sa fare bene la sua parte, tutto sommato piacevole, ma mi sono sempre chiesto come potesse riscuotere tanto successo. La mia "conversione" è avvenuta con "Gravity", un film che trovo ogni volta stupendo e carico di suspense. Da quella pellicola in poi devo dire che qualcosa in me sia cambiato, ho cominciato a rivalutare Sandra - e il suo Oscar effettivamente vinto - e, nel tempo, mi sono un po' inconsapevolmente messo a rivedere i suoi film. In questo lento percorso si inserisce "Miss Congeniality", un titolo leggero leggero, eppure simpatico. E, bisogna ammetterlo, l'idea dell'infiltrata agente FBI al concorso di bellezza ha il suo perché.
Nella veste della rozza e un po' burina Gracie Hart la Bullock se la cava facile dato che la produzione punta tutto più sul presentarla come maschiaccio che sul renderla effettivamente brutta, per cui dopo le ore di preparazione passate nell'hangar attrezzato di ogni sorta di accessorio pro bellezza, nessuno si stupisce di vederne uscire una nuova e bellissima Gracie, per quanto ancora tumultuosamente insicura sul tacco di rito.
Detto questo, la storia rimane comunque simpatica e sufficientemente divertente, soprattutto quando ancora il necessario passaggio di redenzione da happy ending non ha gettato tutto alle ortiche. Mi riferisco in particolare alle frecciatine al mondo dei concorsi di bellezza, tanto ben strutturati e tendenzialmente incentrati sull'educazione quanto facili da smascherare nel loro vero intento esibizionistico e competitivo. Non mancano dunque i riferimenti alla pace nel mondo, alla dieta forzata (o la sua versione "da toilet"), alle sciocche domande poste alle concorrenti e, ancora di più, alle risposte fuori controllo che queste riescono a dare. Poi, come dicevo, i sentimentalismi da commedia sbanca box-office finiscono per guastare un po' l'atmosfera goliardica - inutile negare che lo stesso spettatore vuole vedere le concorrenti in costume da bagno, Bullock in primis -, ma tutto sommato il risultato finale è meglio delle aspettative: c'è divertimento, la giusta dose di battue, azione e persino una trama. Non un capolavoro, ma comunque un prodotto piacevole.
Ps. Candidato a 2 Goldeng Globe: Miglior attrice protagonista - Musical o commedia (Bullock) e Miglior canzone originale ("One in a Million" del cantante svedese Bosson).
Cast: Sandra Bullock, Michael Caine, Benjamin Bratt, William Shatner, Ernie Hudson, Candice Bergen, Heather Burns, Melissa De Sousa, Deirdre Quinn.
Box Office: $212.8 milioni
Consigli: Titolo perfetto per una serata spensierata e sufficientemente divertente, buono più o meno per tutta la famiglia. La Bullock regge bene tutto il film sulle sue spalle anche se Michael Caine non fatica a rubarle la scena. Fanno un bella coppia, chi l'avrebbe mai detto?
Parola chiave: Tiara.

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lunedì 6 novembre 2017

Film 1431 - Gosford Park

Ho provato a vederlo in lingua con i sottotitoli in inglese, ma era una missione impossibile. Così ho optato per quelli in italiano, felice di poter guardare uno dei miei film preferiti in versione originale!

Film 1431: "Gosford Park" (2001) di Robert Altman
Visto: dall'iPad
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Piccolo grande cult che si può praticamente considerare precursore di una delle serie tv più di successo degli ultimi anni, "Downton Abbey", questo film è sorprendentemente ricco, da molteplici punti di vista. Il più evidente, ovvero il cast, annovera così tanti volti noti, così tanti grandi attori tutti presenti alla corte di re Altman, qui in una delle sue ultime regie. Il grande regista è uno dei motori della pellicola, quell'innegabile valore aggiunto che, insieme al comparto attoriale e alla storia, fa decisamente la differenza. Sono questi tre elementi insieme che, in definitiva, fanno di "Gosford Park" un titolo meraviglioso, oltre che un prodotto senza tempo. Quest'ultimo aspetto è in parte garantito dall'affascinante ambientazione di inizio '900, in parte conferito dall'abile penna di Julian Fellowes, uno che magari sceglie di replicare gli stessi elementi e caratteristiche ma che, di sicuro, sa quello che fa.
La sceneggiatura è brillante e piena di colpi di scena, in grado di evidenziare le differenze e le similarità tra due classi sociali agli opposti - letteralmente: la servitù al piano di sotto, la nobiltà ben arroccata nelle sue proprietà - e di metterne intelligentemente alla berlina certi aspetti.
Insomma, questo film è un tuffo nel passato che comporta un'immersione completa e particolarmente realistica, oltre che molto più cinica del televisivo "Dowtnon". Tra i due prodotti, che pure sono molto simili, esiste comunque una certa distanza sottolineata da un resoconto più tagliente del prodotto cinematografico che spinge in maniera più insistente sulla vena ironica e snob di certi protagonisti e non manca di evidenziare le crudeltà e le difficoltà che la vita a servizio comporta.
La coralità della storia è il centro di tutto. Anche se certi personaggi spiccano su altri, rimane comunque un film di gruppo senza il quale il risultato finale non sarebbe stato minimamente lo stesso. Maggie Smith è il vero filo conduttore tra questo film e la serie televisiva - insieme alla "mano invisibile" di Fellows - tra l'altro curiosamente incapsulata nello stesso personaggio o quasi. Omicidio a parte, poi, il resto degli elementi rimane tendenzialmente invariato, soprattutto per quanto riguarda la struttura della trama e dei suoi protagonisti. E così abbiamo il patriarca dai poteri "regali" e la sua nobile consorte ai quali è capitata una progenie solamente femminile (come ai Crawley), abbiamo l'anziana snob e un po' inacidita (Smith), a capo della servitù un maggiordomo e la sua versione al femminile ad occuparsi di tutte le faccende domestiche; poi, tra valletti e cuoche e sguattere è davvero difficile astenersi dal paragone tra prodotto cinematografico e televisivo.
In definitiva, comunque, "Gosford Park" si è rivelato nuovamente una bellissima sorpresa, ancora ricco di un'ironica visione del mondo che fu, ancora capace di intrattenere con grande classe e maestria derivata dalla superba mano di un vero maestro (bastano poche veloci inquadrature all'inizio per rendersene conto). Vero e proprio cult, titolo già intramontabile che ai posteri lascia la testimonianza di un grandissimo artista oltre che tracciare una netta linea che divide il vero cinema di qualità dal mainstream spesso anche dignitoso, ma comunque neanche lontanamente paragonabile.
Ps. 7 candidature agli Oscar, tra cui Miglior film e regia, e un premio alla Miglior sceneggiatura originale, 5 nomination ai Golden Globes e un premio ad Altman per la regia, 9 candidature ai BAFTA e 2 vittorie, Miglior film britannico e Migliori costumi.
Film 493 - Gosford Park
Cast: Eileen Atkins, Bob Balaban, Alan Bates, Charles Dance, Stephen Fry, Michael Gambon, Richard E. Grant, Derek Jacobi, Kelly Macdonald, Helen Mirren, Jeremy Northam, Clive Owen, Ryan Phillippe, Maggie Smith, Kristin Scott Thomas, Emily Watson, Tom Hollander.
Box Office: $87.8 milioni
Consigli: Bellissimo e intramontabile, uno dei film più belli degli ultimi anni. Intrigante, tagliente, ironico e al contempo spiazzante, con un cast pazzesco e la regia di un mito del cinema, il tutto per un paio d'ore
very british che non mancheranno di affascinare. Imperdibile.
Parola chiave: Fotografia.

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sabato 4 novembre 2017

Film 1430 - The House Bunny

Netflix mio compagno d'avventura. Se non ci fosse lui sarei perso...

Film 1430: "The House Bunny" (2008) di Fred Wolf
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Lo trovo sempre simpatico, visione dopo visione. Non certo un titolo indimenticabile, per carità, ma sempre funzionale a un momento di disimpegno facile, veloce, spassoso. Basta sapere cosa si stia cercando!
A quasi 10 anni di distanza dalla sua uscita nelle sale, "The House Bunny" conferma qualche scelta di cast davvero azzeccata, partendo da Anna Faris che oggi è la protagonista della serie tv "Mom", proseguendo con nientemeno che l'attuale Oscar per la Miglior attrice Emma Stone, poi ancora Colin Hanks (candidato a Golden Globe e Emmy per la serie tv "Fargo"), Kat Dennings protagonista del simpatico "2 Broke Girls" e vista anche nei primi due "Thor", per finire con Katharine McPhee vista in "Smash" e oggi in "Scorpion". Insomma, nonostante sembri solo una gran stupidata, anche dal punto di vista del cast non c'è male.
Ripeto, ogni volta che lo vedo mi diverto e rido e trovo certi passaggi piuttosto godibili. Mi rendo conto che si tratti di un filmetto leggero leggero, eppure conserva a mio avviso un certo non so che me lo rende sempre piacevole.
Film 344 - La coniglietta di casa
Cast: Anna Faris, Emma Stone, Colin Hanks, Kat Dennings, Katharine McPhee, Beverly D'Angelo, Hugh Hefner, Rumer Willis, Monet Mazur.
Box Office: $70.4 milioni
Consigli: Spassosa, sciocca quanto basta, col messaggio di superficie ma costruttivo a sufficienza, questa commedia americana vive di una grande protagonista e un'idea simpatica che vuole un gruppo di nerd emarginate e in difficoltà aiutate nientemeno che da una ex playmate caduta in disgrazia. Non mancano equivoci e situazioni comiche al limite del surreale, il tutto per un'oretta e mezza che passa spensierata e piacevole. Che volete di più?
Parola chiave: Età.

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mercoledì 1 novembre 2017

Film 1429 - Enough

Titolo scelto un po' a caso tra quelli presenti nel catalogo Netflix (ok non è vero, non così a caso: quando ho visto che c'era, ho scelto di vederlo di proposito...).

Film 1429: "Enough" (2002) di Michael Apted
Visto: dall'iPad
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Si sa che JLo ha tanti talenti ma che tra questi di sicuro manca quello per la recitazione. Anche qui, soprattutto avendola seguita in lingua originale, posso dire che le buone intenzioni ci sono tutte, ma l'inadeguatezza per un ruolo più difficile e impegnato del solito si sente particolarmente.
I momenti drammatici sono quelli più complicati dove una contrita Jennifer sfodera una vocina che più stridula non si può e una serie di rughe d'espressione sulla fronte a suggerire il disagio del suo personaggio, eppure non si può fare a meno di notare l'innaturalezza e lo sforzo che la cantante/attrice è costretta a fare, pur ottenendo solamente un risultato mediocre.
Di certo non è aiutata dalla sceneggiatura, tanto mediocre quanto prevedibile, capace di salti temporali applicati con disarmante facilità, tralasciando troppo spesso approfondimenti importanti, primo fra tutti la questione della piccola figlia, per la maggior parte del tempo totalmente accondiscendente e apatica nei confronti di una situazione familiare allo sfascio e non poche volte pericolosa. JLo risolve in fretta: se la porta dietro per tutta l'America sena dirle o spiegarle nulla e affronta l'argomento solo quando il Dottor Carter di "ER" le tampona e sperona con la macchina per tentare di farle andare fuori strada. Mah...
Dunque una sorta di concorso di colpa tra un casting sfortunato e una storia non esattamente indimenticabile per un risultato finale che è banale, sì, ma non così tremendo come uno potrebbe aspettarsi. C'è ritmo e un certo pathos dal momento in cui cominciano le botte e bisogna ammettere che non si può fare a meno di domandarsi come farà o cosa architetterà JLo per scappare dalle grinfie del marito da sogno trasformatosi in incubo. Da questo punto di vista il film mi ha ricordato moltissimo alcuni prodotti simili basati su una protagonista che, sola ad affrontare il dramma, si rimbocca le maniche per salvarsi ed affrontare una situazione altrimenti potenzialmente mortale; penso a "La prossima vittima", "A letto con il nemico" o "Colpevole d'innocenza" o tanti altri ancora. Come tutti questi titoli, anche "Enough" sembra più interessato a rappresentare la violenza in maniera particolarmente cruda e dettagliata finendo per sacrificare quello che potrebbe essere invece l'aspetto più interessante della storia se approfondito, ovvero la componente psicologica. Forse ad Hollywood c'è meno tempo per pensare e tendenzialmente solo quello per reagire...
Ps. Candidato al Razzie per la peggior attrice protagonista (Lopez).
Cast: Jennifer Lopez, Billy Campbell, Juliette Lewis, Dan Futterman, Noah Wyle, Tessa Allen, Fred Ward, Bruce A. Young.
Box Office: $51,801,187
Consigli: Mi pare evidente che ci sia la volontà di presentare al pubblico una storia che abbia non solo un senso, ma anche una sorta di valore. Nonostante questo e il fatto che si tratti di un adattamento del bestseller "Black and Blue" di Anna Quindlen, bisogna ammettere che si sia davanti ad un prodotto mediocre, di puro intrattenimento e a tratti voyeuristica caratterizzazione tanto ci si prende del tempo per rappresentare le violenze domestiche. Detto ciò, tra tutto quello che ho visto fare a Jennifer Lopez, questa è certamente una non solo delle sue parti migliori, ma anche delle sue interpretazioni più decenti. Non so se possa essere di consolazione per qualcuno - o addirittura incuriosire -, in ogni caso un titolo assolutamente perdibile, eppure innocuo se scelto per una serata con qualche venatura thriller.
Parola chiave: Autodifesa.

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lunedì 30 ottobre 2017

Film 1428 - Battle of the Sexes

Ultimo film visto al cinema ad Adelaide prima di trasferirmi a Melbourne, ero determinato a non lasciarmi sfuggire questo titolo da cui ero particolarmente incuriosito per svariati motivi...

Film 1428: "Battle of the Sexes" (2017) di Jonathan Dayton, Valerie Faris
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Chi fosse Billie Jean King non lo sapevo proprio, ma c'è da dire che non sono un attento osservatore della competizione sportiva del mondo del tennis. Per quanto sia uno sport che trovo piacevole da guardare, rimango comunque tendenzialmente indifferente all'aspetto agonistico o alla sua rappresentazione. Per capirci, l'ultimo e forse unico film sul tema che abbia visto risale al 2004 e si riferisce a quel "Wimbledon" con Kirsten Dunst e Paul Bettany che non ha esattamente spopolato. Nonostante ciò il tema sportivo mi è familiare e ancora di più le biografie, per cui non ho avuto alcuna esitazione relativamente alla scelta di vedere questo film; senza contare che era la prima prova d'attrice post Oscar di Emma Stone, per cui l'ho sentita quasi come una tappa obbligata. Devo dire che, fortunatamente, "Battle of the Sexes" è stata una buona scelta.
Per quanto non un capolavoro, sicuramente la storia permette alla Stone di mettersi alla prova e spingersi ben oltre i personaggi che le abbiamo visto interpretare, regalandole un bel personaggio, complesso e ricco di sfumature che lei rende magnificamente. L'ho trovata matura e assolutamente in parte.
Il risultato finale di questa pellicola è piuttosto godibile. La narrazione è in grado di costruire il crescere della tensione con particolare consapevolezza, cosicché si arriva al momento del match decisivo con la stessa dose di ansia e preoccupazione che assale la King, in quanto lo spettatore è trasportato sia da un racconto emotivamente coinvolgente che dal fatto (in parte sconcertante) che si tratti di fatti realmente accaduti. E sì, il risultato dello storico incontro è scontato, ma questo non diminuisce in alcun modo le sofferenze del percorso fatto per arrivarci. Da questo punto di vista la sceneggiatura è molto coinvolgente e a mio avviso particolarmente riuscita; d'altro canto ho trovato che il racconto della vita amorosa della tennista fosse spesso più una distrazione che un valore aggiunto. Non sto assolutamente dicendo che andasse tralasciato, ma per troppo tempo, soprattutto nella prima parte della pellicola, la sensazione che si ha è che le storie d'amore dell'atleta siano il centro del racconto, cosa che non dovrebbe essere. Il fulcro di questa storia è lo storico match contro lo spaccone misogino Bobby Riggs (Steve Carell) e il percorso che porta la King su quel campo, per cui ho trovato a volte fastidioso l'eccessivo spazio dato alla love story con la parrucchiera quando, per esempio, si sarebbe esplorare più approfonditamente il successivo sviluppo del campionato di tennis solo femminile e l'impatto sociale direttamente conseguente. Anche perché un altro dei temi portanti della trama è proprio il ruolo della donna nella società americana anni '70 e, in particolare, la sua condizione all'interno dell'ambiente sportivo, per cui un maggiore sviluppo in questa direzione non avrebbe di certo guastato. Si è scelto, invece, di dare risalto all'aspetto sentimentale - che non è certo un difetto - qui ritenuto forse più intrigante per l'affaire saffico con, in aggiunta, il tacito consenso coniugale in nome dell'amore verso la partner e la consapevolezza che per la King il tennis fosse non solo una vocazione, quando il vero e proprio scopo della vita. Considerato che le storie omosessuali sul grande schermo sono state sdoganate da tempo e che qui non si analizzano i fatti dal punto di vista della comunità LGBT se non con una scritta nel finale prima dei titoli di coda, forse ci si sarebbe potuti davvero concentrare su altri temi e dare più risalto alla figura pubblica del personaggio, qui mi pare data un po' per scontato.
A parte questo aspetto, comunque, il film mi ha molto appassionato e ho trovato particolarmente efficace la rappresentazione della condizione femminile dell'epoca e della scioccante arroganza maschilista e misogina che contraddistingueva tutto il tessuto sociale. Risulta incredibile pensare che poco più di 40 anni fa fosse plausibile dichiarare pubblicamente la superiorità mentale e fisica dell'uomo rispetto alla donna e anche se siamo ben lontani da una parità di fatto, sono contento di vivere in un tempo fatto di ben altri credo e consapevolezze.
E' in quest'ultimo aspetto che ritengo risieda la potenza e lo spirito rivoluzionario e coraggioso di "Battle of the Sexes" che, quando dipinge ed affronta questi temi, riesce a risultare asciutto ed efficace quanto pochi altri titoli simili. Anche per questo motivo penso la sceneggiatura avrebbe dovuto concentrarsi maggiormente sull'aspetto sociale parlando di sessismo, femminismo, omofobia e presa di coscienza, lasciando solo in secondo piano le questioni coniugali della protagonista. Detto ciò, un bel film, un bel messaggio, una bella storia. Vera.
Cast: Emma Stone, Steve Carell, Sarah Silverman, Andrea Riseborough, Bill Pullman, Natalie Morales, Alan Cumming, Elisabeth Shue, Austin Stowell, Eric Christian Olsen, Fred Armisen, Jessica McNamee.
Box Office: $14.5 milioni
Consigli: Un buon titolo, solido nella sua costruzione, perfettamente interpretato da due protagonisti davvero in parte. La storia è interessante e istruttiva e ci ricorda quanto basti poco non solo per migliorare noi stessi e l'ambiente che abbiamo intorno, ma anche per peggiorare.
La storia della tennista Billie Jean King diventa uno strumento per raccontare numerosi aspetti collegati e solo apparentemente secondari: sessismo, maschilismo, emarginazione, omofobia, ma anche credere in se stessi, accettare le sfide del nostro tempo e portare avanti le battaglie in cui si crede. La vita di una persona può essere analizzata e raccontata in tanti modi, qui si sceglie un po' troppo di concentrarsi sull'aspetto romantico, anche se nel complesso il film funziona e risultata particolarmente efficace nel veicolare il suo messaggio. Un prodotto ben fatto che spicca per cast, costumi e scenografia e la storia che decide di raccontare. Da vedere.
Parola chiave: Parità.

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