martedì 6 dicembre 2016

Grammy Awards 2017: nomination e vincitori

59th Annual Grammy Awards

Best Compilation Soundtrack for Visual Media
Amy by Various Artists
Miles Ahead by Miles Davis & Various Artists
Straight Outta Compton by Various Artists
Suicide Squad (Collector's Edition) by Various Artists
Vinyl: The Essentials Season 1 by Various Artists

Best Score Soundtrack for Visual Media
Bridge of Spies by Thomas Newman, composer
Quentin Tarantino's The Hateful Eight by Ennio Morricone, composer
The Revenant by Alva Noto & Ryuichi Sakamoto, composers
Star Wars: The Force Awakens by John Williams, Composer
Stranger Things Volume 1 by Kyle Dixon & Michael Stein, composers
Stranger Things Volume 2 by Kyle Dixon & Michael Stein, composers

Best Song Written for Visual Media
"Can't Stop the Feeling!" — Max Martin, Shellback & Justin Timberlake, songwriters (performed by Justin Timberlake, Anna Kendrick, Gwen Stefani, James Corden, Zooey Deschanel, Walt Dohrn, Ron Funches, Caroline Hjelt, Aino Jawo, Christopher Mintz-Plasse & Kunal Nayyar), Track from: Trolls
"Heathens" — Tyler Joseph, songwriter (Twenty One Pilots), Track from: Suicide Squad
"Just Like Fire" — Oscar Holter, Max Martin, P!nk & Shellback, songwriters (performed by P!nk), Track from: Alice Through The Looking Glass
"Purple Lamborghini" — Shamann Cooke, Sonny Moore & William Roberts, songwriters (performed by Skrillex & Rick Ross), Track from: Suicide Squad
"Try Everything" — Mikkel S. Eriksen, Sia Furler & Tor Erik Hermansen, songwriters (performed by Shakira), Track from: Zootopia
"The Veil" — Peter Gabriel, songwriter (Peter Gabriel), Track from: Snowden

#HollywoodCiak
Bengi

Film 1253 - Mine

Abbastanza curioso di vedere questo film, soprattutto per capire come avessero potuto sviluppare la storia a partire da un incipit così restrittivo...

Film 1253: "Mine" (2016) di Fabio Guaglione, Fabio Resinaro
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Film basato su un'idea e realizzato con poco, tuttavia non meno efficace di certi blockbuster dispendiosi, "Mine" funziona abbastanza bene per quasi tutta la sua durata, ma fallisce nel finale, concedendosi la scelta a mio avviso più sbagliata (e certamente più scontata). Del resto come fai a chiudere una storia che si basa sul rimanere bloccati immobili con un piede su una mina se non in quel modo?
Ecco perché dicevo che si tratta di una conclusione poco efficace: chi guarda sa già che andrà a finire così e, mi spiace, dopo le premesse da thriller di sopravvivenza in cui ogni scenario e plausibilmente realizzabile, optare per (spoiler!) la finta mina è stata la mossa perfetta per rovinare le premesse su cui, appunto, si basava l'intera operazione commerciale. Se vado a vedere "Mine" è perché voglio essere sorpreso da una trama capace di intraprendere percorsi narrativi che non so anticipare, altrimenti che senso ha scrivere la storia di un poveretto bloccato in mezzo al deserto, immobile, col rischio di poter saltare in aria in ogni momento se già dal contesto so desumero il possibile finale?
Detto questo, comunque, in generale si può dire che la pellicola degli italiani Guaglione e Resinaro (nei titoli di testa tremendamente accreditati come Fabio&Fabio) non sia male come esordio di lungometraggio e in ogni caso il pretesto della trama è innegabilmente intrigante. Il mio giudizio non è totalmente positivo, ma apprezzo lo sforzo di una produzione italo-americana che ha cercato di conformarsi allo standard hollywoodiano consegnado un prodotto tecnicamente di qualità, assicurandosi per giunta un protagonista di fama internazionale e riuscendo a realizzare un risultato finale che non ha nulla da invidiare alle produzioni commerciali.
Cast: Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Juliet Aubrey.
Box Office: € 1.334.455 (solo Italia)
Consigli:
Parola chiave: 52 ore.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 5 dicembre 2016

Film 1252 - Monsters & Co.

Ogni tanto un bel film d'animazione è quello che ci vuole. E Netflix ne offre una vasta collezione tra cui, fortunatamente, era presente anche questo.

Film 1252: "Monsters & Co." (2001) di Pete Docter
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Classicone dei primi titoli d'animazione computerizzata capace di sfondare, "Monsters & Co." (in realtà "Monsters, Inc.") è un piccolo capolavoro dei film per tutta la famiglia, nonché certamente una delle più indimenticabili tra le collaborazioni Disney-Pixar.
La storia la sappiamo tutti: i mostri, che in realtà sono completamente terrorizzati dagli umani, si introducono in maniera seriale nelle camere dei bambini con il solo intendo di spaventarli per convertire le urla in energia. Protagonisti sono i due amici Sulley e Mike, entrambi impiegati della Monsters Inc. i quali si occupano, appunto, del generare gli spaventi necessari all'imbottigliamento dell'energia. Saranno anche i due a scoprire il losco piano dei cattivi, oltre che trovare una fonte alternativa di sostentamento energetico.
Una bella storia da un'idea geniale raccontata in maniera simpatica e mai banale, capace di una caratterizzazione dei personaggi approfondita e ben pensata, per un risultato finale che non è "solo un cartone", ma un esempio di cinema di qualità adatto ad ogni pubblico e capace di mantenere intatto nel tempo il proprio appeal, guadagnandosi lo status di classico moderno.
Ps. 4 candidature all'Oscar, tra cui Miglior film d'animazione andato poi a "Shrek" (...), e una vittoria per la Miglior canzone originale di Randy Newman ("If I Didn't Have You").
Film 581 - Monsters University
Cast: John Goodman, Billy Crystal, Mary Gibbs, Steve Buscemi, James Coburn, Jennifer Tilly, Bonnie Hunt; (versione italiana) Marina Massironi, Loretta Goggi.
Box Office: $577.4 milioni
Consigli: Bello, simpatico e capace ancora di stupire lo spettatore nonostante i 15 anni ormai passati, un film per tutti e per ogni occasione in cui siano richiesti divertimento, spensieratezza, dolcezza e, naturalmente, la possibilità di tornare indietro con la mente a quando si era bambini.
Parola chiave: Energia.

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#HollywoodCiak
Bengi

Film 1251 - Midnight Special

Qualcosa di questo film mi aveva incuriosito. Inizialmente il poster, che non so per quale motivo mi aveva ricordato "Super 8" di J.J. Abrams, poi le recensioni entusiaste che ha ricevuto. Appena ho potuto l'ho recuperato grazie allo streaming, curioso di capire di cosa effettivamente parlasse...

Film 1251: "Midnight Special" (2016) di Jeff Nichols
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: In tutta onestà una gran delusione. Mi aspettavo un grande film, incuriosito dal misterioso poster e da un trailer capace di generare non poche curiosità e, invece, mi sono ritrovato con una storia lenta e non particolarmente interessante, accattivante solo nel finale e, comunque, incapace di generare un interesse sufficiente a dimenticarsi il primo, noiosissimo tempo.
Tutto ruota attorno al bambino con superpoteri che viene "rapito" dal padre che lo vuole salvare da un setta religiosa e dal governo, i quali ne vogliono sfruttare le abilità speciali. Si capisce presto che il ragazzino non è di questo mondo, ma possiede caratteristiche che lo rendono più vicino ad una sorta di alieno, per cui il suo destino sarà quello di riunirsi con i simili a lui. Per arrivare a questo risultato, la storia si prende un bel po' di tempo, dimenticando di inserire anche quella dose di azione e ritmo che avrebbero certamente aiutato ad evitare l'effetto soporifero. Perché la bella fotografia e qualche misteriosa capacità mentale realizzata grazie a due o tre effetti speciali non bastano a rendere soddisfacente la visione.
Tutto sommato mi è sembrato non solo uno spreco del buon cast, ma anche del mio tempo. Che peccato.
Ps. Il film ha partecipato in concorso alla Berlinale di quest'anno.
Cast: Jaeden Lieberher, Michael Shannon, Joel Edgerton, Kirsten Dunst, Adam Driver, Sam Shepard, Paul Sparks.
Box Office: $6.2 milioni
Consigli: Promesse da sci-fi carico di idee per una sceneggiatura che, in realtà, tanto fa intuire, ma poi non realizza niente. Niente di nuovo, quantomeno. Il regista ha parlato di un omaggio a Spielberg e ai suoi "E.T." e "Incontri ravvicinati del terzo tipo": magari anche introdurre qualcosa di personale sarebbe potuta essere una buona idea. Niente di originale, niente di che, semplicemente il racconto lineare di un bambino con poteri alieni che cerca di ricongiungersi ai suoi simili dopo che questi lo chiamano a sé. Già sentito e sicuramente "Midnight Special" non aggiunge alcunché di significativo.
Parola chiave: Trasmissioni satellitari.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 2 dicembre 2016

Film 1250 - Doctor Strange

3 novembre 2016, giorno della discussione della tesi. Mi presento alle 9 e mi chiamano dentro intorno alle 13, quattro ore passate a gironzolare in attesa al freddo e al gelo. Dopo i 10 minuti più ansiogeni della mia vita, sono finalmente fuori e la prima scelta ovvia è quella di andare a festeggiare: aperitivo con brindisi e regalini, foto di rito, poi pranzo con la family. Nel pomeriggio relax per recuperare le forze, poi di nuovo fuori per godermi la prima serata di vera libertà da quattro anni a questa parte. In questo contesto di felicità, ansia, stanchezza e gioia si inserisce la visione di questa pellicola che, anche per via del titolo, mi sembrava il contrappasso appropriato in vista della proclamazione di laurea prevista per la settimana successiva. E poi si sa, con la Marvel non sbaglia (quasi) mai.

Film 1250: "Doctor Strange" (2016) di Scott Derrickson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Stanchezza a parte, lo spirito era in festa, quindi penso avrei anche potuto vedere "Un Natale al Sud" e uscirne soddisfatto. Forse. Sta di fatto che non è stato necessario farmi piacere "Doctor Strange" in quanto il film me lo sono davvero gustato. E pure tanto.
Ovviamente non è un mistero che sono ben disposto di base nei confronti delle pellicole Marvel, verso le quali provo sempre una rassicurante sensazione di soddisfazione, anche se in questo caso era meno scontato portare a casa un risultato positivo. Già dal trailer si capiva che la storia avrebbe ampiamente spaziato rispetto ai soliti canoni da film sui supereroi, anche perchè "ampliare la mente" sembrava il diktat fin da subito. Inoltre questo Stephen Strange non lo avevo mai sentito nominare, ergo il primo film conosciutivo - che è sempre un po' una scommessa - avrebbe definito i termini di una nuova saga tratta da fumetti.
Dal punto di vista estetico, questa nuova avventura Marvel Studios è una bomba. Effetti speciali grandiosi al servizio di una storia che non si risparmia, producendosi in universi paralleli e possibilità oniriche che regalano allo spettatore una vera e propria esperienza visiva capace di lasciare magicamente rapiti. Un misto tra "Inception" e un trip da acido.
 Dal punto di vista dellastoria, quello che mi ha colpito della trama è stato l'inusuale iter narrativo che, in fin dei conti, è meno rimane-tutto-distrutto del previsto. Perché anche se la devastazione non manca, alla fine non è paragonabile a quella delle altre pellicole modello blockbuster incentrate sui supereori fino ad ora prodotte. Senza contare la massiccia dose di filosofia orientale di cui tutto la sceneggiatura è impregnata. Certo, rimane un prodotto commerciale ad alto tasso di esportazione, ma il risultato finale mi sembra particolarmente curato e per nulla scontato. Insomma, potrebbe pure essere un film non di un supereroe Marvel e funzionare lo stesso benissimo.
Cumberbatch si conferma ancora una volta un grande attore, oltre che un grande protagonista, capace di dar vita al personaggio in maniera credibile e riesumando, per l'occasione, un po' della spocchia comune a certi suoi personaggi (Sherlock Holmes in primis). Mi sembra che la sua sia stata davvero un'ottima scelta di casting. Personalmente ho trovato particolarmente efficaci anche Mads Mikkelsen come cattivo - che un po' la faccia ce l'ha - e Tilda Swinton, anche se riguardo a lei avevo letto di non poche critiche in quanto il suo personaggio nel fumetto è di origine tibetana e la produzione ha scelto comunque di scritturare un'attrice caucasica. Il termine usato è sempre quello: whitewashing. Francamente mi interessa il giusto dell'aderenza al prodotto originale che, di fatto, non conoscevo e non conosco. Basandomi su quello che ho visto qui, "Doctor Strange" mi è sembrato un blockbuster coi fiocchi, una bella avventura capace di catturare sia dal punto di vista narrativo che estetico. Trucco e costumi sono efficacissimi e la regia si destreggia con scene ed effetti speciali particolarmente complessi e il risultato finale è un'avventura che passa attraverso l'immaginazione e lo sforzo di regalare al pubblico qualcosa che, fino ad ora, non si era ancora visto nel mondo dei supereroi. Missione compiuta.
Cast: Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams, Benedict Wong, Michael Stuhlbarg, Benjamin Bratt, Scott Adkins, Mads Mikkelsen, Tilda Swinton.
Box Office: $619.4 milioni
Consigli: L'ottimo inizio di una nuova avventura tragata Marvel per uno dei suoi personaggi più interessanti ed intriganti, oltre che per un universo in grado di spaziare praticamente all'infinito. Un bell'esempio di cinema di disimpegno ben fatto e tecnicamente impeccabile, scritto con il giusto humor (capito DC Comics?! Ma quando imparerete?) e assolutamente godibile. Adatto ad ogni occasione e sicuramente da rivedere.
Parola chiave: Dormammu.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 1 dicembre 2016

Film 1249 - Scream 3

Halloween casalingo obbligato dall'imminente discussione della tesi, ci siamo dedicati al pseudo horror con momenti di satira teoricamente tagliente per continuare la saga, pur incapaci di trovare il secondo episodio (magicamente apparso su Netflix qualche giorno dopo...).

Film 1249: "Scream 3" (2000) di Wes Craven
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Non che il primo sia perfetto, ma di sicuro ha il suo perché. La saga di "Scream", del resto, ha inaugurato una nuova rotta per il genere horror, mischiando la mera violenza ad una punta humor capace di connotare il prodotto finale in maniera inequivocabile. Qui, giunti al terzo episodio, le cose sono un po' sfuggite di mano...
Sarà che abbiamo saltato il secondo appuntamento, di certo lo stacco tra primo - anche geniale se vogliamo - capitolo e questo "Scream 3" mi ha lasciato vagamente perplesso: come si è riusciti a passare da un horror che prende in giro il suo stesso genere mettendone alla berlina tutti quegli aspetti assurdi, oltre che criticando fortemente l'aggressività dei media, a questo surreale e insipido tentativo di replica della formula originale con, in aggiunta, un ulteriore sconvolgimento delle fantomatiche "regole di gioco"?
Forse schiavi della necessità di far emergere il surreale, la produzione ha in realtà creato essa stessa un prodotto schiacciato dal bisogno di percorrere le stesse tappe che teoricamente ci si propone di sbeffeggiare. Con l'agiunta della mancanza di regole che, in realtà, produce un effetto collaterale tremendo: non potendo conformarsi a niente di già prodotto o visto, si finisce per percorrere strade banali o poco interessanti (il tema del doppio è affrontato in maniera terribile), percorrendo una sorta di labirinto degli orrori del quale non si intravede l'uscita. Anche perché nemmeno il finalone riesce davvero a soddisfare lo spettatore, perplesso dall'impalcatura narrativa messa insieme per rendere accettabile una storia in realtà ormai esaurita da tempo.
Insomma, per quanto sembri sempre necessario concludere un filone arrivando al terzo capitolo, a mio parere di questo numero 3 non c'era alcun bisogno, figuriamoci del 4. "Scream" di per sé è stato un titolo spartiacque nel genere (e sottogeneri vari) dell'horror statunitense. I suoi sequel, invece, mi pare non avessero alcunché da aggiungere.
Film 1123 - Scream
Film 326 - Scream 4
Cast: David Arquette, Neve Campbell, Courteney Cox Arquette, Patrick Dempsey, Scott Foley, Lance Henriksen, Matt Keeslar, Jenny McCarthy, Emily Mortimer, Parker Posey, Deon Richmond, Patrick Warburton.
Box Office: $161.8 milioni
Consigli: Per carità, si tratta di una pellicola innoqua che sicuramente ha reso felici i fan della serie, ma se si è alla ricerca di un titolo dell'orrore qui siamo decisamente fuori strada. In ogni caso un cast particolarmente ricco di volti noti.
Parola chiave: Fratellastro.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 30 novembre 2016

Film 1248 - I magnifici 7

Non vedevo l'ora che uscisse anche da noi per fiondarmi al cinema! Poi, tra una scadenza e l'altra, il viaggio al nord e la consegna della tesi, non ero riuscito a sincronizzarmi con gli impegni. La soluzione l'ha portata un cinema parrocchiale che, grazie al cielo, ha deciso di proporre la visione anche per chi, come me, era decisamente in ritardo...

Film 1248: "I magnifici 7" (2016) di Antoine Fuqua
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Avevo paura, temevo davvero che questo film potesse proporre un western alla "Wild Wild West", un misto di cliché e di una tecnologia che neanche "Ritorno al futuro", ma fortunatamente sono stato smentito. Perché lo devo proprio ammettere: "I magnifici 7" è stato una bella sorpresa!
Bisogna anche dire che dal connubio Antoine Fuqua-Denzel Washington non mi aspettavo decisamente scintille, dato che non sono un fan della loro precedente collaborazione ("The Equalizer - Il vendicatore"), invece ero semplicemente partito prevenuto, dato che il regista evita quelle attitudini da action commerciale e confeziona un remake del classico di Kurosawa che mi pare di dignitoso rispetto. Poi, certo, rimane un tentativo di blockbuster - solo parzialmente riuscito -, un esperimento multietnico che prova a rilanciare il genere western tra il grande pubblico facendo leva su un cast particolarmente interessante e, appunto, un attore protagonista abituato a numerosi successi commerciali. Qui il botto c'è stato, ma è scemato troppo in fretta: esordio al #1 del box office americano con $35.7 milioni incassati nel primo weekend d'uscita, ma non si può davvero dire che l'incasso globale riesca a coprire i 90 milioni di budget a cui non sono assommati i costi del marketing. In ogni caso in parte la magia è riuscita.
Quello che ho davvero apprezzato di questo "The Magnificent Seven" sono certamente il cast, così eterogeneo ed azzeccato, e le scene d'azione che, combinate ad un montaggio efficace, risultato particolarmente spettacolari e realistiche. Molto realistiche, tanto che a volte ho un po' fatica a non provare un certo senso di angoscia. La regia di Fuqua è funzionale e in linea con il western, mi pare addirittura citi, quando non omaggi, le consuetudini ormai "istituzionalizzate": certe inquadrature, carrelli, spazi dedicati al paesaggio. Tutto in linea con la ricostruzione di un'idea, di una mitologia che da molto tempo fatica a catturare l'attenzione di un pubblico ormai forse troppo concentrato su altro, molta commedia, molti cartoon e molti effetti speciali. Che qui non mancano, come lo humor, ma sono semplicemente funzionali a un racconto, a una storia che parla di vendetta, giustizia e atti eroici, del sacrificio e del valore di onore e parola data. Ultimamente si fatica a riscontrare questi elementi, così mixati, all'interno delle trame e comunque decisamente non così in primo piano nelle storie. Del resto era inevitabile: non solo si tratta del remake di una pellicola di oltre 60 anni fa, ma si racconta anche la vicenda di 7 personaggi che mettono da parte se stessi e si sacrificano per una giusta causa più grande di loro. Ovvero l'unico modo per diventare davvero magnifici.
Cast: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D'Onofrio, Byung-hun Lee, Manuel Garcia-Rulfo, Martin Sensmeier, Peter Sarsgaard, Haley Bennett, Matt Bomer, Luke Grimes, Cam Gigandet.
Box Office: $160.7 milioni
Consigli: Un titolo dalla doppia anima che tenta di rivedere il classico "I sette samurai" spostandolo dal Giappone al west americano e, soprattutto, rivestendolo dei toni commerciali. In realtà l'anima mainstream di questa pellicola è meno spiccata di quanto non potrebbe sembrare a una prima occhiata e il risultato finale è particolarmente riuscito (almeno per che, ammetto, non ho visto l'originale da cui è tratto). Un film molto violento, pieno zeppo di sparatorie, esplosioni e, inevitabilmente, morti, ma per chi apprezza o comunque non si lascia intimorire dalla violenza particolarmente realistica, una piacevole sorpresa che vive dell'ottimo ritmo del secondo tempo e di un cast eterogeneo e davvero per caratterizzato (impossibile non provare simpatia per Jack Horne/Vincent D'Onofrio). Certo, non un titolo per tutte le serate, ma sicuramente una scelta che lascia soddisfatti. Oltre che l'omaggio a un classico che, a questo punto, viene davvero la voglia di riscoprire.
Parola chiave: Rose Creek.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 28 novembre 2016

Film 1247 - Short Skin - I dolori del giovane Edo

Sono arrivato a questo film per puro caso. Un giorno, passeggiando per il centro, sono finito dentro all'ormai ex Ricordi di via Ugo Bassi e, girando tra gli scaffali dei dvd, è apparso questo titolo...

Film 1247: "Short Skin - I dolori del giovane Edo" (2014) di Duccio Chiarini
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Cast a me totalmente sconosciuto, protagonisti toscanacci, richiamo a Goethe nel sottotitolo e richiamo a un problema fisico nel titolo, il tutto per un risultato finale che a volte scivola nell'amatoriale, ma tutto sommato promuove un esempio di cinema italiano capace di affrontare anche temi più complessi o scomodi, sapendoci al momento giusto ridere sopra.
Il pretesto è inusuale per il cinema nostrano, ovvero si segue la vicenda di Edo, ragazzo impacciato e timido la cui autostima è seriamente compromessa da un problema fisico che non ha il coraggio di affrontare: la fimosi. Indeciso sul dafarsi, temporeggia sperando di non doversi sottoporre a intervento, in quanto farlo implicherebbe doversi confrontare con la sua famiglia ed alcuni amici, in particolare il suo migliore amico arrapato e la sua dirimpettaia di cui è segretamente innamorato.
Tutta la storia ruota quindi intorno all'arrivare alla decisione inevitabile, passando attraverso alcuni step della vita che, già da soli, rappresentano uno spauracchio non da poco per qualunque adolescente: confessare il proprio amore, perdere la verginità, rapportarsi con il futuro che incombe.
I toni tenuti qui sono leggeri e anche se una serie di snodi della trama connotano la storia dell'inevitabile drammaticità della vita, nell'insieme è la comicità a farla da padrone, con non pochi sorrisi spesi in favore di un'ingenuità del protagonista che al contempo risulta piuttosto dolce. Il polpo ha qui la stessa funzione della torta alle mele di "American Pie" e per certi versi la trama mi ha ricordato quella del libro "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", pur mancando quello slancio rivoluzionario che è comune alla storia bolognese. Il tutto per un risultato finale che funziona, anche se forse manca un po' di una sorta di fattore "indimenticabilità" che lo renda davvero qualcosa che non si era mai visto prima. Perché sì, il cuore della storia è nuovo, ma il contorno ricade nei soliti cliché. Non è un male, assolutamente, solo che per sfondare davvero forse ci voleva qualcosa in più.
Cast: Matteo Creatini, Francesca Agostini, Nicola Nocchi, Miriana Raschillà, Bianca Ceravolo, Michele Crestacci, Francesco Acquaroli.
Box Office: /
Consigli: Per certi versi non il classico titolo nostrano e anche se il tema della crescita e i toni simpatici farebbero pensare a una commedia, il risultato finale è più ibrido. "Short Skin - I dolori del giovane Edo" non è un titolo per tutte le occasioni, né per tutti i pubblici, in ogni caso rappresenta una scelta meno scontata del solito oltre che sufficientemente godibile da valere la visione.
Parola chiave: Francia.

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Bengi

Film 1246 - Parla con lei

Il vero problema con questo film è stata la circostanza che mi ha spinto a vederlo. Circa un mese fa sono rimasto senza internet, per cui disperato ho cercato nel mio archivio di film "prima o poi da vedere" e ho deciso di lanciarmi su questo titolo, che avevo sempre voluto recuperare.

Film 1246: "Parla con lei" (2002) di Pedro Almodóvar
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Come dicevo all'inizio, c'è un problema. Nel momento in cui ho cominciato a vedere "Parla con lei" sapevo di non avere il tempo per finirlo, così ho solo cominciato la visione che, sì, ho terminato, ma a più riprese. Ci sono voluti 3 momenti distinti, 3 segmenti di tempo in cui ho suddiviso il film di Almodóvar che, lo ammetto, avrebbe invece meritato una visione unitaria. Così parto da subito con un deficit, il grande problema della mancanza di coesione a cui aggiungo, ammetto anche questo, una certa mia mancanza di attenzione dovuta al momento specifico (la tesi da finire di scrivere, le ultime consegne, l'ansia dell'imminente discussione, ecc). Avevo bisogno fortemente di essere distratto, ma forse questo non era il titolo più azzeccato.
"Hable con ella" è un prodotto complesso, carico di storie anche pesanti, con tanti personaggi e un filo conduttore che è una patologia, un racconto fortemente almodovariano che non risparmia al suo spettatore la classica dose di assurdità e casi del destino, oscurità e purezza, per un risultato finale che mi è sembrato un mix. Di cosa è facile dirlo: tanti elementi insieme, alcuni colorati, divertenti, altri pesanti, terrorizzanti e sconfortanti, addirittura sconcertanti, il tutto magistralmente combinato insieme da un grande narratore che, visto a ritroso, già dimostrava la capacità di rappresentare il suo mondo con una lucidità e uno scardinamento dall'usuale che è invidiabile. Però - e questo però vale solo per me -, "Parla con lei" non mi ha conquistato. Non del tutto e soprattutto non mi ha lasciato la sensazione di magia che, invece, a suo tempo mi fece innamorare di "Volver".
Forse il pregio che più mi sento di riconoscere a questa pellicola è la capacità di portare al grande pubblico una storia che non è raccontata come di solito siamo abituati. Almodovar ha scritto un suo modo di presentarci le storie, ha creato un universo in cui, di volta in volta, aggiunge un pezzo che è composto da un nuovo film e non solo ci ribadisce il suo modo di raccontare le storie, ma aggiunge sempre una nuova via, un nuovo percorso che caratterizza ogni singola storia. Per "Hable con ella" è lo stesso: il regista racconta questa storia identificandola in maniera inequivocabile, connotandola di cultura (ci sono Pina Bausch e Geraldine Chaplin) e umanità, tradizione (la Corrida) e rottura della stessa (un torero donna), scivolando su argomenti pesanti e riuscendo addirittura a farci provar pena per un essere umano che ha fatto qualcosa di orribile. E ci mette perfino il cinema muto, molto prima che tornasse brevemente mainstream con "The Artist". Il tutto rimanendo fedele ai suoi temi classici, i suoi archetipi e le espressioni artistiche.
Dunque "Parla con lei" meriterebbe forse una chance in più, la possibilità di potersi raccontare "per intero" e a mente sgombra. E per adesso mi fermo qui.
Ps. Due candidature all'Oscar e una vittoria per la miglior sceneggiatura di Almodóvar.
Cast: Javier Cámara, Darío Grandinetti, Leonor Watling, Geraldine Chaplin, Rosario Flores, Pina Bausch, Mariola Fuentes, Lola Dueñas, Elena Anaya.
Box Office: $51,001,550
Consigli: Non certo una passeggiata. Una storia con numerose sottotrame, un cast che è praticamente la filmografia del regista, qualche cameo di spicco e un racconto fatto di risvegli impossibili e atrocità inconfessabili, per un risultato finale intrigante e inquietante che scava nelle personalità dei suoi protagonisti e ne rimette allo spettatore giudizi e sentenze. Quanto è lecito spingersi in là per amore? Quanto è facile etichettare le persone per accorgersi che non sono solo quello che ne abbiamo riconosciuto? Quanti tipi diversi di amicizia esistono? Qui Almodóvar non so nemmeno se si interroghi fin dal principio per fornire delle risposte: lui racconta e ci consegna una storia che, però, fornisce delle possibilità. A ognuno di noi la possibilità della propria opinione.
Parola chiave: Coma.

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Bengi

giovedì 24 novembre 2016

Film 1245 - The Accountant

Ammetto che ogni volta che Ben Affleck torna al cinema, sono curioso di vedere come se la cava. Anni fa preferiva concentrarsi sulla sua inespressività perpetuata di contesto in contesto, mentre ora mi sembra nettamente migliorato. Sarà che spesso i film li dirige, sarà che magari anni di onorata carriera a qualcosa sono serviti, di fatto non ho difficoltà a dichiarare il mio interesse per i suoi film. E al cinema, quest'ultimo non volevo perdermelo.

Film 1245: "The Accountant" (2016) di Gavin O'Connor
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Quando un film parte in una direzione e, pian piano, deraglia verso svolte inaspettate... che succede? Niente, non convince.
La sensazione che ho avuto seguendo questo "The Accountant" è proprio quella dell'andare fuori strada, abbandonare un percorso che sembrava interessante è coerente alla ricerca di snodi narrati estranei a qualunque aspetto della vicenda fino a quel momento toccato. Cosa c'entrano, mi chiedo, le revisioni contabili e action man? Niente e, giustamente, una sceneggiatura difficilmente sceglie di combinarli insieme, temendo un risultato finale disomogeneo. E questo è quello che è "The Accountant": una pellicola disomogenea.
Ampiamente pubblicizzato come una sorta di "A Beautiful Mind" contemporaneo, il film nella prima parte spinge molto sull'autismo del suo protagonista, per poi dimenticarsene nelle scene d'azione, in cui è richiesta una forza e una prestanza sovraumane, sì, ma pur sempre estranee all'insieme di riti e processazioni mentali che il protagonista Christian (Affleck) affronta ogni giorno. O almeno questo è ciò che fa passare il film, perché nel secondo tempo di tutte le manie e le stranezze che avevano ben caratterizzato il personaggio all'inizio ci scordiamo, preferendo declinare la storia in salsa action e prediligendo un'improvvisa violenza che passa per sparatorie e trincee casalinghe con, culmine, ritrovi familiare tra una scazzottata e un proiettile.
Inutile dire che, oltre che assurdo, tutto il finale sa di fuori luogo e scontenta chi in prima battuta era rimasto intrigato dalla storia personale di Christian e delle sue mani in pasta in losche faccende. Forse un più attento sviluppo di quella parte della storia avrebbe evitato al pubblico l'ennesimo esempio di machismo americano declinato a seconda del contesto scelto per far sembrare la storia qualcosa di nuovo. "The Accountant" maschera il vecchio e il già visto attingendo ad una serie di escamotages che chiamano in causa perfino l'autismo, ma poi preferisce tornare all'ovile e consegnare al suo pubblico le baggianate di arti marziali, pistole e una voce al telefono che si sa a chi appartiene dopo 10 minuti. Insomma, niente di nuovo e un po' uno spreco di cast. Perché checché ne dicano, qui Ben Affleck non è per niente male.
Cast: Ben Affleck, Anna Kendrick, J. K. Simmons, Jon Bernthal, Jeffrey Tambor, John Lithgow, Cynthia Addai-Robinson, Jean Smart, Alison Wright.
Box Office: $139.3 milioni
Consigli: Primo e secondo tempo sono fatti per pubblici diversi. Non mi è capitato spesso di sentire una distanza così netta tra la prima e la successiva parte di un film, di una storia, eppure con "The Accountant" l'impressione che ho è ancora fortemente influenzata da queste due "anime". Dunque all'inizio abbiamo una sorta di approfondimento inusuale di una condizione particolare: Christian soffre di una forma di autismo che lo avvicina a una genialità a noi altri impensabile. Direi che il tutto si può racchiudere nell'ormai usurata espressione "Denifisca normale". Il finale, invece, sceglie di addentrarsi nel solito bombardo e faccio esplodere tutto, vera e propria trama da film d'azione che snatura e non di poco tutto l'insieme dell'operazione. Il fatto è che - e qui sta il problema - nel proporre elementi così distanti, il film finisce per non accontentare nessuno. Io che mi aspettavo un film "alla prima parte", sono rimasto deluso di ritrovarmi in un action movie e sono sicuro che chi, invece, se lo aspettava, a trovato la prima parte meno soddisfacente.
Ben chiarito questo, penso si possa dire che "The Accountant" è un disimpegno non del tutto soddisfacente, pur guardabile. Si poteva fare molto di più, magari giocando su toni thriller invece che d'azione, e lasciando a casa tutte quelle scemenze marziali e, soprattutto, i ritrovamenti parentali. E' l'ennesimo esempio di prodotto che si può ben presto dimenticare.
Parola chiave: Filastrocca.

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martedì 22 novembre 2016

Film 1244 - Florence Foster Jenkins

Sono due le cose che mi fanno incavolare riguardo all'arrivo in Italia di questo film. La prima è che è stato messo in programmazione con oltre 6 mesi di ritardo rispetto all'esordio inglese di maggio (in America è arrivato in agosto e da noi? Il 22 dicembre!); la seconda è che il nostro trailer sembra voler nascondere proprio quell'aspetto della storia che incuriosisce: il canto stonato.

Film 1244: "Florence Foster Jenkins" (2016) di Stephen Frears
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Florence Foster Jenkins è una donna forte ma malata il cui sogno è quello di diventare una cantante lirica apprezzata e di successo. Un sogno che persegue con fatica e metodo - anche aiutata dalle cospicue finanze - senza però ottenere alcun risultato. Florence è stonata e inconsapevole della sua mancanza di talento. Come è possibile? Semplicemente nessuno le ha mai detto la verità.
Come dicevo, la donna è malata e ha un mucchio di soldi, il che pare essere una combinazione letale che annienta l'onestà e la baratta con le necessità dei singoli: c'è chi ha bisogno di soldi e chi, come il marito di Florence, non vuole né scontentare né far aggravare la moglie. Questo mix letale di silenzi e sguardi attoniti, risatine e incoscienza porterà la donna a realizzare il suo sogno tra la sorpresa e lo sgomento di tutti, non riuscendo, però, ad evitare il classico rovescio della medaglia. E qui non vado oltre.
Stephen Frears continua a raccontare storie incentrate su personaggi femminili che hanno una storia particolare da svelare e aggiunge Florence alla sua "collezione" (dopo "Le relazioni pericolose", "Lady Henderson presenta", "The Queen - La regina", "Chéri", "Philomena"). Il risultato è buono, molto patinato, certamente migliorato dalla presenza dell'inimitabile Streep, sempre perfetta e capace di prodursi in performance credibili e spesso indimenticabili. Anche in questo caso molto del merito è suo, più che altro perché paradossalmente qui il difficile sta nel rovinare tutto, nel canto tremendo, nella caratterizzazione sopra le righe, eppure in certo verso compassata. A darle una mano, va detto, ci sono gli ottimi Hugh Grant e Simon Helberg, capaci e in parte e, soprattutto, all'altezza della loro protagonista. L'inusuale trio funziona.
In generale, "Florence Foster Jenkins" mi ha lasciato soddisfatto. Ho letto qualche critica rispetto alla troppa "perfezione" della Streep, ma mi pare un'accusa un po' sterile soprattutto perché si è scelti per un ruolo in quanto capaci di interpretarlo, dunque perché si è bravi a farlo: essere perfetti per e nella parte mi sembra il minimo sindacale. Dunque lascerei stare questo tipo di discorsi e mi concentrerei di più su una storia vera che rivive nei toni gentili di una sceneggiatura forse a volte troppo accomodante, ma che riesce comunque a catturare l'attenzione del pubblico. Credo che lo scopo fosse tifare per Florence e capirne le motivazioni, spiegarne le ingenuità e far luce su un personaggio storico dalla vita certamente singolare e, riguardo tutto questo, la pellicola riesce nel suo intento. Si tratta di fiction, naturalmente, per cui è la finzione che ci si deve aspettare: per un approfondimento dall'approccio documentaristico meglio approdare su altri lidi. Qui è sempre la storia di una donna che insegue il suo sogno a farla da padrone e, va ammesso, spesso anche la curiosità di capire quanto male potesse davvero cantare, un aspetto che i titoli di coda non dimenticheranno di svelare.
Film 1103 - Marguerite
Cast: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda, Christian McKay.
Box Office: $44.4 milioni
Consigli: Florence Foster Jenkins è una donna bizzarra, spesso dolce a modo suo, autoritaria, concentrata sul suo sogno, capace di molte gentilezze e totalmente devota alla musica. E', dunque, un personaggio complesso la cui storia è raccontata con garbo e gentilezza, pur non risparmiando i momenti più ridicoli o imbarazzanti di una carriera che, inutile nasconderlo, si è fondata sulla mancanza di talento. Un personaggio mitico, già cult prima che questa e la pellicola francese "Marguerite" ne celebrassero le stonate gesta, una donna la cui storia rimane certamente affascinante e la cui ingenuità non finisce di lasciare perplessi. E' proprio su queste due ultime caratteristiche che il film fa leva, giocando sulla curiosità del pubblico che, ovviamente, rimane quantomeno perplesso dall'abbinamento cantante lirica stonata-concerto dal vivo. Se anche voi non riuscite a capire come la Jenkins, quella vera, sia riuscita nell'impresa di farsi ascoltare da migliaia di persone accorse per vederla, questa è una pellicola imperdibile. A dire il vero lo è ancora di più per il semplice fatto che Meryl Streep vi sia presente, ma quelli, si sa, sono gusti personali.
Parola chiave: Carnegie Hall.

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lunedì 21 novembre 2016

Film 1243 - Bad Moms: Mamme molto cattive

Non vedevo l'ora che uscisse anche in Italia per poterlo recuperare: un film che attendevo tantissimo!

Film 1243: "Bad Moms: Mamme molto cattive" (2016) di Jon Lucas, Scott Moore
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: "Bad Moms" era già perfettamente comprensibile anche senza il sottotitolo, ma ci dobbiamo sempre distinguere.
Avevo alte aspettative rispetto a questa pellicola, solo parzialmente soddisfatte. Il film mi è piaciuto e sì, è divertente, anche se mi è sembrato tutto molto calcolato. Si seguono esattamente gli step necessari alla commedia di oggi per risultare "fica", dimenticando di introdurre qualcosa che sia prettamente identificativo della storia in questione. Perchè l'aggettivo "cattive" non basta a connotare questo film a sufficienza e alla fine della fiera ci si ritrova con una storia prevedibile dall'inizio alla fine. E, a proposito di questa fine, se le nostre anti eroine fossero state davvero cattive, a quella rompi palle della madre bionda perfettina avrebbero dato il ben servito. E invece...
In ogni caso "Bad Moms" ha il grande pregio di presentare un ottimo cast e una serie di scorrettezze in grado di regalare al pubblico non poche risate e anche se è dai tempi di "Sex and the City" che non ci stupiamo più di sentir parlare così disinvoltamente un gruppo di donne, l'effetto comico è ancora piuttosto efficace. Non perché sia ridicolo, ma perché semplicemente è un territorio in parte ancora da scoprire. La fabbrica di mamme perfette non sforna sempre ciambelle col buco, per cui siamo fortunati ad incontrarne qualcuna ancora in grado di reagire ai diktat del sistema che, come per ogni estremizzazione, richiede l'adesione fedele a dettami esagerati e superumani allo scopo di accudire una prole sempre più anaffettiva e stressata, causando una sorta di implosione dall'interno delle famiglie moderne. Del resto o sei mamma a tempo pieno o è impossibile tenere il passo e, ancora peggio, se lavori non sei una buona madre perché anteponi il lavoro alla famiglia. Tutte queste assurdità - figlie di una mentalità molto americana e comunque qui accentuata per poterne ridicolizzare i tratti - sono ampiamente prese in giro da questo film il cui target, mi pare evidente, sono le donne over 30. Ma non c'è da preoccuparsi, perché in realtà la storia risulta particolarmente godibile per tutti se si accetta il compromesso della ormai standardizzazione di un tipo di prodotto che, per quanto commerciale, riusciva ancora a mantenere una certa imprevedibilità: la commedia scorretta. Ne "Le amiche della sposa", quest'ultima se la faceva addosso nel vestito bianco. Letteralmente. "Pitch Perfect" sdoganava il canto a cappella femminile e un gruppo di amiche assurde quanto ben assortito. In "Trainwreck" Amy Schumer dà il peggio di sé cambiando uomo ogni sera e senza aspettarsi che qualcuno di essi la richiami il giorno dopo o addirittura evitando lei di farlo. Insomma, sono ormai anni che le sceneggiature dei film hanno sdoganato la figura della donna indipendente e in grado di dettare a se stessa le proprie condizioni, capace di abbracciare le sue diversità e di amarsi per quella che è. Qui abbiamo tutti questi elementi perfettamente miscelati, mancando però di connotare il tutto con una buona dose di personalizzazione: "Bad Moms" ha tre protagoniste fantastiche, simpatiche, strane quanto basta e si avventura a racontare numerosi episodi tra lo scorretto e il volgare, ma poi fa marcia indietro e abbraccia quella stessa standardizzazione che sembrava voler rigettare a tutti i costi. L'happy ending finale per tutti è una boiata e guasta l'atmosfera e francamente tradisce in parte il discorso silenziosamente veicolato dalla storia. Mi ha lasciato la sensazione di un tentativo di acchiappare un'audience più vasta possibile sfruttando numerosi elementi come il politicamente scorretto, la volgarità, l'unione tra donne, la fatica dell'essere mamma e lavoratrici, la rivendicazione della parità, il sesso e... il finale smielato. Dai, non ci sta a dire niente.
In definitiva, comunque, "Bad Moms: Mamme molto cattive" è un esperimento riuscito in una mare di commedie ultimamente non particolarmente rilevanti. Mila Kunis, Kristen Bell e Kathryn Hahn (soprattutto quest'ultima) sono pazzesche insieme e da sole valgono il biglietto, la dose di follia generale oscilla bene tra il consono e il bizzarro e anche se a mio avviso si capisce che si tratta di un film sulle donne scritto da uomini, tutto sommato raggiunge un risultato sufficientemente soddisfacente. Se ci sarà un seguito, spero in qualcosa di veramente selvaggio.
Cast: Mila Kunis, Kristen Bell, Kathryn Hahn, Jay Hernandez, Clark Duke, Annie Mumolo, Jada Pinkett Smith, Christina Applegate, David Walton, Oona Laurence, Emjay Anthony, Wanda Sykes, Martha Stewart.
Box Office: $179.4 milioni
Consigli: Questo lo scenario: cosa succede quando un gruppo di mamme reiette si unisce e decide provare ad abbattere lo stereotipo della madre perfetta veicolato dalle stesse madri che le hanno respinte? O per allargare il discorso, cosa succede quando qualcuno si rompe le palle e gliela da su (perdono per la semplificazione ai minimi termini)? Ecco i temi che si affrontano in questa commedia che estremizza e gioca con le sue protagoniste, messe alla prova dalla tirannia sociale e reiterata da chi, nella standardizzazione al modello dominante, vede l'unico modo di sopravvivere.
Senza volerci vedere troppa filosofia, comunque, un film simpatico e molto volgare, strano e a volte imbarazzante che regala alle sue tre protagoniste la chance di un grande pubblico e una parte - per quanto certamente non per tutti i palati - selvaggia e divertente. Non pungente quanto avrei voluto, ma certamente spassoso.
Parola chiave: Associazione dei genitori.

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domenica 20 novembre 2016

Film 1242 - Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare

Non lo avevo mai visto e, ammetto, un po' ero curioso...

Film 1242: "Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare" (2011) di Rob Marshall
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Una delle storie più vuote della storia per il film che, ad oggi, è il più costoso di sempre: $378.5 milioni per produrlo, non oso immaginare quanto per promuoverlo.
Tecnicamente ineccepibile, con scenografie ed effetti speciali pazzeschi, il quarto film della saga Disney sul pirata Jack Sparrow è un'inutile avventura alla rigerca della vita eterna, tra nuovi personaggi e vecchie ridondanti abitudini. Perché assodati il talento e l'istrionica interpretazione di Depp, del suo pirata rimango semplicemente le caricature e le bizzarrie che da sole non posso, ovviamente, reggere due ore e un quarto di pellicola. Non c'è storia - perché per la prima parte di film non succede nulla - e non c'è nemmeno un gran divertimento, cosicché alla fine la sensazione è quella del classico blockbuster di un tempo: tantissimi soldi spesi per la messa in scena, accontentandosi di una trama stiracchiata che finisce per far rimpiangere le precedenti e più riuscite avventure (mi riferisco principalmente al primo film della saga, i successivi sequel non mi hanno mai fatto impazzire). Non basta cambiare parzialmente il cast e piazzarci qualche novità esotica, la sensazione rimane quella dell'operazione commerciale accumula soldi. Del resto non gli si può nemmeno dare torto visto l'incasso che ha superato il miliardo di dollari.
Al di là del collaterale, comunque, un film non è solamente un prodotto da dare in pasto alle masse, ma teoricamente una delle strade per dare libero sfogo alla fantasia, alla creatività, alla necessità di raccontare qualcosa a qualcun'altro e qui, mi spiace, non c'è nulla da condividere. La storia si perde in preamboli infiniti e dato che già sappiamo che il nostro eroe porterà a termine la sua missione, bisognerebbe ovviare a questo "problema" introducendo sottotrame in grado di tentare l'interesse degli spettatori e sublimare la loro capacità inferenziale, regalando comunque un racconto degno di essere seguito. La sensazione che ho avuto è che "Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides" sia la fotocopia sbiadita di un prodotto che 10 anni fa aveva ampiamente funzionato, il che ha portato i suoi produttori a desiderare una replica del successo planetario ottenuto così da poterci guadagnare ancora e ancora. Questo è un presupposto che non fa granché bene alla gestazione della trama di un film e, a mio avviso, relativamente a questa operazione si notano tutte le debolezze che questo tipo di premessa porta con sé.
Film 240 - La maledizione della prima luna
Cast: Johnny Depp, Penélope Cruz, Ian McShane, Geoffrey Rush, Sam Claflin, Àstrid Bergés-Frisbey, Kevin R. McNally.
Box Office: $1.045 miliardi
Consigli: Un'avventua così così, anche se esteticamente intrigante. Il cast ben assortito e Depp la fa da padrone, ma oltre questo c'è ben poco. Solo per i fan dei precedenti tre film. E del prossimo "Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar".
Parola chiave: Fonte della giovinezza.

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venerdì 18 novembre 2016

Film 1241 - Deep Impact

Tornato a casa, il Netflix italiano mi propone una pellicola che da anni desideravo recuperare. Anche perché l'ho sempre confusa con un milione di altri titoli, per cui mi piaceva l'idea di fare un attimo di chiarezza...

Film 1241: "Deep Impact" (1998) di Mimi Leder
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Gli effetti speciali sono quelli che sono (del resto eravamo negli anni '90!) e rivisti oggi sono il segno tangibile di quanto la tecnologia sia stata migliorata, in ogni caso questo disaster movie non fa particolarmente centro e la colpa non è certo della computer grafica.
Tra tutti i titoli di questo genere, devo dire che "Deep Impact" è certamente quello più debole e disomogeneo per cast, personaggi, storia. Troppi intrecci narrativi conducono ad un epilogo poco soddisfacente, senza contare che dei protagonisti ci frega davvero il giusto (a parte di Téa Leoni, che ovviamente è l'unica a sacrificarsi per fare pace col papi). Dunque molto, molto rumore per nulla che si risolve in un nulla di fatto francamente troppo facile e forse un po' ingenuo. Non so se la scelta di mandare a segno solo uno degli asteroidi sia stata voluta dalla sceneggiatura o dalle mancanze degli effetti speciali (o del budget, fermo a 80 milioni), in ogni caso la sensazione è che l'arco narrativo rimanga incompiuto in quanto tutto ciò per cui ci si era preparati - noi che guardiamo e i personaggi - non avviene e tutti i dialoghi, le scene, i drammi annunciati e verificati si vanificano in nome di una sorta di happy ending molto comodo.
In tutto questo, come dicevo, un universo sovraffollato di personaggi che, necessariamente, finisce per rimanere sulla superficie, per una bidimensionalità che, in quel momento, era ancora solida prerogativa dei blockbuster senz'anima. "Deep Impact" non si sottrae al diktat dell'epoca e si gioca una diversificazione umana che passa solamente attraverso lo stereotipo e finisce per svilire una storia già di per sé ricca di avvenimenti senza il bisogno di un sovraccarico di racconti personali che poi, vuoi o non vuoi, si risolvono in un sadico gioco di sceneggiatura: o sopravvivi o muori. Non c'è tempo per conoscere tutti, figuriamoci per appassionarsi a loro.
In tutto questo marasma di testosterone eroico - abbiamo perfino il ragazzino che per salvare la sua innamorata decide di emanciparsi e sposarla -, la cosa che mi ha colpito in positivo è stata un non trascurabile dettaglio tecnico: la regia è di una donna, il che è inusuale in questo genere. Alla Leder niente da recriminare, anzi, mi pare che il suo lavoro l'abbia svolto egregiamente considerato il contesto.
Dunque un risultato finale così così per una pellicola di "distruzione di massa" che parte in quarta ma finisce per tradire il genere a cui vuole appartenere per concentrarsi su un finale all'"Armageddon - Giudizio finale", rovinando il classico piacere del vedere tutto radersi al suolo. Per finta.
Cast: Robert Duvall, Téa Leoni, Elijah Wood, Vanessa Redgrave, Maximilian Schell, Morgan Freeman, James Cromwell, Jon Favreau, Laura Innes, Richard Schiff, Leelee Sobieski, Blair Underwood, Dougray Scott.
Box Office: $349.5 milioni
Consigli: Pellicola ludica imperdibile per chi apprezza il genere che tutto distrugge e poco risparmia, anche se il risultato finale è più ibrido del solito. Il che non è necessariamente un bene, visto il caos di personaggi e sottotrame che la storia ci profila, finanedo per mischiare e chiamare in causa troppo e concludere con troppo poco. Il cast è variegato e non si faticano a riconoscere i volti famosi (c'è perfino un giovanissimo e sempiterno Frodo Baggins), gli effetti speciali sicuramente all'avanguardia per l'epoca, in ogni caso "Deep Impact" è una pellicola solo per chi ha davvero voglia di recuperarla.
Parola chiave: Meteorite.

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giovedì 17 novembre 2016

Film 1240 - Miss Peregrine's Home for Peculiar Children

Avevamo già provato ad Oslo a vedere questo film, ma la progranmmazione ci aveva fregato e avevamo girato a vuoto. L'ultima sera a Copenaghen, invece, dopo aver passato tutta la giornata presso Tivoli - il parco a tema cittadino all'aperto (e dunque tutto sotto la pioggia di inizio autunno) - e dopo aver scoperto che lo zoo dall'altra parte della città chiudeva alle 17, abbiamo pensato che potesse essere una buona idea andare a riscaldarci al cinema, seduti comodi comodi in compagnia di un buon film (e le caramelle per Poe).

Film 1240: "Miss Peregrine's Home for Peculiar Children" (2016) di Tim Burton
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Tim Burton senza Johnny Depp funziona? Sì, e per niente male.
Tornato alle atmosfere di un tempo, abbandonati certi esperimenti poco felici, il regista ritrova una buona ispirazione, più che sufficiente a connotare questo "Miss Peregrine" di un certo fascino tra il fiabesco e l'inquietante. Come, del resto, è sempre stato il marchio di fabbrica di Burton.
Eva Green è perfetta nella parte e anche se è suo il primo nome dei titoli di coda, di fatto il personaggio del titolo ha pochissime scene, troppo poche a dire il vero! Intrigante, misteriosa, magica e magnetica, così è Miss Peregrine e così è Eva Green, capace di una costante metamorfosi di personaggio in personaggio, perfettamente a proprio agio nel ruolo di femme fatale come in quello di gotico mentore di ragazzini dalle abilità speciali. O peculiari, per dirla col film.
In tutto questo, la storia del giovane Jake (Asa Butterfield) che si trova a confrontarsi con il magico e ogni tanto oscuro universo parallelo creato dalla stessa Peregrine in cui i ragazzi dotati vivono in un loop infinito per sopravvivere in eterno e scampare agli Hollowgasts che, si scoprirà, solo Jake può vedere (è peculiare anche lui, dopotutto). Ovviamente non è finita qui, perché oltre ai pericolosi mostri, ci si mettono anche altri peculiari diventati cattivi che, per sopravvivere e incrementare i loro poteri, si nutrono degli occhi dei loro simili e sono capitanati dall'inquietante Barron (Samuel L. Jackson). Sconfiggere loro e sconfiggere gli Hollow sarà l'avventura da affrontare, alla ricerca di un nuovo loop temporale in cui vivere e - attenzione spoiler! - organizzandosi per andare a salvare la povera Miss che si sacrificherà per salvare i propri protetti.
"Miss Peregrine's Home for Peculiar Children" è, quindi, una bella immersione in un universo nuovo e colorato, mostruoso e affascinante al contempo, ritrovata fantasia burtoniana in grado di riportare a certi bei ricordi vicini a "Edward mani di forbice", "Beetlejuice", "Frankenweenie" e ovviamente "Nightmare Before Christmas". Questa sorta di ritorno a casa del regista rincuora lo spettatore e anche se no, non siamo ai fasti di un tempo, il risultato finale di questa pellicola convince e affascina e regala una favola capace di evocare qualche incubo, il che mi pare rifletta particolarmente bene lo stile che ha reso così famoso il regista. Ho rivisto molto di Winona Ryder nella giovane Ella Purnell dagli occhioni enormi e il ruolo del nonno Abe (Terence Stamp) sarebbe andato sicuramente al fantastico Christopher Lee se non fosse scomparso di recente. Insomma, i richiami al "vecchio Burton" ci sono e si sentono forte e chiaro.
Così "Miss Peregrine" finisce per piacere per due motivi: è una storia intrigante che sa di avventura e promette di non finire qui e ristora quel fascino a cui Tim Burton ci aveva abituato e ci aveva fatto tanto impazzire. Vedere per credere.
Cast: Eva Green, Asa Butterfield, Chris O'Dowd, Allison Janney, Rupert Everett, Terence Stamp, Ella Purnell, Judi Dench, Samuel L. Jackson.
Box Office: $258.2 milioni
Consigli: Effetti speciali delle grandi occasioni, un cast azzeccato, la roca voce di Eva Green, un mondo bizzarro e affascinante, una fotografia particolarmente brillante, una canzone portante firmata da Florence and the Machine e, naturalmente, il magico tocco di un fantastico narratore, il tutto a servizio della storia di Ransom Riggs che qui vive di un racconto tra il fiabesco e l'horror che funziona e lascia soddisfatti. In Italia arriva a metà dicembre e può essere una buona alternativa alle scemenze natalizie che di solito sbucano ad hoc in quel periodo. E poi... Tim Burton è Tim Burton, ogni suo nuovo film è imperdibile!
Parola chiave: Time loop.

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