giovedì 19 gennaio 2017

Film 1284 - Sing Street

L'ultimo film di John Carney è diventato ormai per me una sorta di tormentone degli ultimi mesi. Dopo aver cominciato a collaborare con un cinema di Bologna che lo ha proiettato per ben 4 settimane filate, dopo essermi confrontato con i nuovi colleghi e in vista - addirittura! - di un flashmob a tema previsto per questa domenica, non posso non pensare che, vuoi o non vuoi, in qualche modo rimarrò sempre un po' legato a questa pellicola.

Film 1284: "Sing Street" (2016) di John Carney
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Collaborare e lavorare per un cinema è un nuovo capitolo della mia vita che mi sta particolarmente appassionando. Nonostante questo non fosse il primo film proiettato dalla sala quando ho cominciato, sicuramente è "Sing Street" quello che più ha segnato, per il momento, il mio percorso. Un musical ritmato, una bella storia di amicizia e amore, una spaventosamente riuscita ricostruzione degli anni '80, oltre che un affresco sincero ma non pietoso di un paese affaticato, il tutto mixato a tempo di musica e videoclip più che mai vintage e assolutamente intramontabili.
Tra Duran Duran, The Cure, The Jam, Motörhead, canzoni originali come l'irresistibile "Drive It Like You Stole It" e addirittura un pezzo per la scena finale cantato da Adam Levine dei Maroon 5, questo film è un vero turbinio di energia e tenerezza, entusiasmo giovanile e voglia di riscatto, per un risultato finale piacevole e trascinante, anche se a tratti agrodolce. Quest'ultima sensazione in particolare l'ho riscontrata soprattutto nel secondo tempo, più lento e meno efficace del primo, che guasta un po' la bella atmosfera che inizialmente la storia riesce a creare, garantendo un ritmo, una simpatia e una freschezza che lentamente si perdono con il complicarsi della vicenda. Il finale, in particolare, mi ha lasciato un po' perplesso sia perché lasciandolo così aperto l'idea che mi sono fatto è che le cose per i due protagonisti non andranno a finire bene, sia perché mi sono chiesto a che pro far concludere il racconto in mezzo all'oceano sotto un acquazzone temporalesco che complica ulteriormente l'impresa già di per sé complessa che Conor e Raphina (Ferdia Walsh-Peelo e Lucy Boynton) hanno deciso di mettere in pratica... Insomma, se ce la facessero sarebbe miracoloso.
In ogni caso, il grande pregio di "Sing Street" - al di là dell'evidente capacità di far scoprire e riscoprire un momento storico certamente originale come lo sono stati gli anni '80 - è quello di riuscire a rendere in maniera verosimile, gioviale e mai fuori tema (se così si può dire), il piacere della musica e dello stare insieme, la forza di un'idea di un gruppo di ragazzi giovani, l'entusiasmo contagioso di un progetto sgangherato e l'insuperabile anima kitsch dell'amatorialità, tutti elementi comuni alla gioventù che persegue uno scopo o ha intravisto la propria strada. A prescindere dall'epoca cui appartiene.
Ps. Il film è stato candidato al Golden Globe come Miglior film - Musical o commedia.
Cast: Ferdia Walsh-Peelo, Lucy Boynton, Maria Doyle Kennedy, Aidan Gillen, Jack Reynor, Kelly Thornton.
Box Office: $13.6 milioni
Consigli: Anni '80, Irlanda in crisi, si lavora a fatica e la famiglia di Conor, per risparmiare, lo toglie dalla scuola privata per mandarlo a studiare in una cattolica. Il ragazzo, deciso a mettere su una band per conquistare il cuore di una ragazza, non tarderà a trovare ostacoli sul suo percorso, a partire proprio dall'ambiente scolastico - ah, che pessima figura ci fanno i preti qui! -. Incapace di mollare, spronato dal fratello perditempo (ma dalla grande cultura musicale), il giovane si ispirerà ai più grandi nomi musicali dell'epoca nella speranza non solo di far innamorare la sua bella, ma anche di sfondare nel mondo musicale.
Immerso in una cornice culturale effervescente anche grazie alle trascinanti e azzeccate scelte musicali (originali e non), esteticamente attento a ricreare nel dettaglio i diktat stilistici dell'epoca, "Sing Street" riesce a risultare un prodotto efficace e non scontato, un bel musical che parla di sogni e di voglia di cambiare le cose, di originalità e fiducia nelle proprie idee, per un risultato finale che fa battere i piedi a tempo di musica. Sfido chiunque a non farlo, vedere e ascoltare per credere!
Parola chiave: Londra.

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Bengi

martedì 17 gennaio 2017

Film 1283 - Love & Friendship

Spacciato per una delle sorprese di stagione, con critiche entusiaste e caldeggianti la visione, mi sono approcciato a questa pellicola pieno di austeniane speranze...

Film 1283: "Love & Friendship" (2016) di Whit Stillman
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Lo dico subito, che ci leviamo il pensiero: "Love & Friendship" non mi è piaciuto. Mi aspettavo un film diverso, una storia diversa e probabilmente anche toni leggermente diversi e quello che ho trovato è stata tutta un'altra cosa. Probabilmente impreparato alle difficoltà tecniche di seguire senza intoppi un inglese fluentemente rapido e infastidito dal non aver trovato ciò che avrei voluto, di fatto mi sono disilluso in fretta rispetto a questo progetto.
Certamente Kate Beckinsale è stata una piacevole sorpresa e una dimostrazione alquanto inusuale del fatto che anche lei, ogni tanto, ce la possa fare. Troppo spesso bloccata in film inutili, parti sempre uguali o per nulla rilevanti, bisogna darle credito che qui, invece, sia alla fine riuscita a trovare una dimensione che le appartenga e le renda giustizia. Diversamente, ho trovato Chloë Sevigny fuori contesto, stridente in confronto alle altre interpretazioni, un po' a causa di una voce e una pronuncia strane che mi hanno lasciato perplesso ogni volta che l'attrice era in scena. Diciamo che, dove gli altri erano credibili, il suo recitare era particolarmente evidente.
Comunque, per quanto riguarda la storia - tratta da "Lady Susan" di Jane Austen -, "Love & Friendship" non mi ha impressionato e, anzi, le macchinazioni e i colpi di scena mi sono sembrati abbastanza piatti rispetto a ciò che sembrava prospettarsi all'inizio; del personaggio di Susan, la protagonista, avrei preferito una meno dichiarata ostilità e quella accortezza che, solitamente, è dote richiesta ai protagonisti di questo tipo di storie, oltre che di società. Qui è tutto così alla luce del sole che mi è parso a tratti surreale.
In ogni caso, a parte i bei costumi e scenografie naturalmente azzeccate, oltre che una presentazione dei personaggi della storia molto particolare, interessante e quasi giocosa che mi ha sorpreso in positivo, devo dire che non sono rimasto impressionato da questo titolo e, anzi, tutto sommato c'è stata anche una certa delusione.
Cast: Kate Beckinsale, Xavier Samuel, Emma Greenwell, Morfydd Clark, Jemma Redgrave, Tom Bennett, James Fleet, Justin Edwards, Jenn Murray, Stephen Fry, Chloë Sevigny.
Box Office: $19.6 milioni
Consigli: Pellicola in costume, tratta da un romanzo epistolare della famosissima Austen, con promesse di intrighi, amori segreti e pettegolezzi, un piccolo budget (3 milioni di $) e un risultato finale francamente non sufficiente. Non conoscendo l'opera letteraria da cui è tratto non so dire se quanto visto qui riporti fedelmente lo spirito del romanzo o se, semplicemente, la pellicola sia quel che è perché ne tradisce l'essenza, di fatto il risultato finale non è davvero niente di che. Si può vedere, ma tra tutto ciò che ho visto tratto dai lavori dell'autrice, questo non è certamente uno di quelli che mi sentirei di consigliare.
Parola chiave: Matrimonio.

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Bengi

lunedì 16 gennaio 2017

Film 1282 - Elle

Un po' per caso e un po' per curiosità mi sono avvicinato a questa pellicola che, sorprendentemente, ho trovato disponibile in streaming in versione originale.

Film 1282: "Elle" (2016) di Paul Verhoeven
Visto: dal computer di casa
Lingua: francese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Dopo qualche settimana di ponderazione e "digestione" della storia, sono giunto alla conclusione che probabilmente "Elle" sia il film del 2016 che ho preferito in assoluto.
Innanzitutto la premessa: ho scelto di vederlo - benché si trovasse solo in lingua - perché c'è Isabelle Huppert e perché sembrava fosse il riscatto di Paul Verhoeven. Non sapevo altro di questa pellicola e in tutta onestà non ero nemmeno troppo convinto sarei rimasto soddisfatto della visione.
E' bastato cominciare la storia per rimanerne rapito e, naturalmente, massacrato. Si tratta di un racconto duro, feroce e crudele, oltre che a volte tremendamente onesto per quanto riguarda la singolarità della natura umana. La protagonista Michèle Leblanc - una Huppert che si meriterebbe davvero l'Oscar - viene aggredita in casa sua e stuprata e la sua reazione a posteriori sarà spiazzante, disarmante per chi guarda e sa in tutto e per tutto quali comportamenti la donna metterà in atto. Essere spettatori di questa storia è difficile, è forte ed è a tratti doloroso, sia perché l'efferatezza della violenza fa star male, sia perché il modo di raccontare di Verhoeven è asciutto e senza fronzoli, crudo, quasi che l'attacco alla protagonista passi, per chi guarda, anche attraverso una regia che non risparmia nulla, non volta lo sguardo e, anzi, denuda la molteplicità della natura umana e non ha paura di confrontarcisi.
Michèle è una persona forte e indipendente che non perde tempo e non si finge qualcuna che non è per gli altri e, allo stesso tempo, 
mi è sembrata fragile, quasi bipolare nei suoi comportamenti di mamma "mammona" che concede tutto al figlio scansafatiche e di donna desiderosa di un contatto umano malato con il suo aggressore. La ricerca della violenza e dell'estremo, oltre che la ciclica necessità di avventure con uomini già occupati, fanno pensare al costante bisogno di deviare dal comune, dall'ordinario o da quella che semplicisticamente si potrebbe definire normalità, alla ricerca dell'eccitazione da situazioni al limite e rischiose persino per se stessa. Insomma, una facciata alto-borghese che racconta una storia di successo e inserimento all'interno della comunità e, nonostante ciò, un'insoddisfazione viscerale che passa attraverso l'umiliazione, l'aggressione e la sottomissione all'estraneo. E dove Michèle ha certamente molto su cui lavorare, quello che accade durante la visione è che anche lo spettatore non può fare a meno di porsi delle domande, di analizzare le situazioni cui assiste, di vivere con lei le aggressioni, gli atterramenti e le violenze in un mix di emozioni forti e spesso contrastanti verso la donna e verso il film.
Forse Michèle è la versione moderna e senza mediazioni di pudore di Séverine Serizy, una Bella di Giorno che ha già scoperto attraverso quali mezzi ottenere il proprio piacere e alla quale di certo non servono gli infiocchettamenti e le spinte altrui per convincersi ad abbracciare le proprie pulsioni più inconfessabili, animalesche e degradanti. Ci vuole fegato per raggiungere certi livelli di bassezza nei confronti di sé e riuscire a trarne qualcosa. Michèle sfrutterà la sua intelligenza per uscire da un gioco perverso che la mette in pericolo e le sfugge presto di mano. Noi che guardiamo proviamo - ognuno per sé - sentimenti contrastanti ed opinioni differenti di fronte ad una storia che è tutto tranne che ordinaria, convenzionale o stupida. Quello che rimane di "Elle" è un viaggio decisamente inaspettato all'interno di una vita che è totalmente personale, com'è giusto che sia, quanto umanamente discutibile. Ed è proprio quest'ultimo punto che considero vincente: una storia che fa discutere, che non lascia indifferenti, che ti rimane attaccata addosso costringendoti più spesso di quanto non ti vada a confrontarti con qualcosa di scomodo ed inusuale è una storia che ha vinto perché, nel bene o nel male, è riuscita a trasmetterti qualcosa, a regalarti un'emozione e a lasciarti qualcosa su cui riflettere. Io la storia di Michèle Leblanc l'ho vissuta così, come un viaggio che è cominciato con la visione del film e che non sono più riuscito a togliermi da dosso, infatuato di un personaggio tanto diretto e disarmante, tanto umano quanto apparentemente privo di emozioni. Non è facile trovare una pellicola che ti faccia provare tutto ciò, soprattutto di questi tempi, e io credo davvero di essermene innamorato.
Ps. Per una volta la stampa estera si è dimostrata più lungimirante di altre giurie e ha concesso a questa pellicola ben 2 Golden Globes su 2 candidature: Miglior film straniero e Miglior attrice protagonista drammatica (Huppert). Il film, inoltre, ha gareggiato in concorso al Festival di Cannes 2016.
Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira, Judith Magre, Christian Berkel, Jonas Bloquet, Alice Isaaz, Vimala Pons, Arthur Mazet, Raphaël Lenglet, Lucas Prisor.
Box Office: $10.2 milioni
Consigli: Non è un film per tutti, non è un film che piacerà a tutti, non è un film per qualsiasi occasione. Tenetelo ben presente nel momento in cui valuterete la possibilità di dare una chance a questa pellicola. Si tratta certamente di un prodotto provocatorio, ma fatevi il favore di non aprire questioni di morale o gusti personali mentre state seguendo la storia: le riflessioni si fanno a racconto concluso, lasciandosi trasportare dalla franchezza e trasparenza con cui il film tratta i suoi elementi.
In ogni caso una Huppert mostruosa, magistrale nella sua interpretazione, stupenda, francamente inarrivabile e nonostante la mia personale ammirazione per Emma Stone e l'onesta felicità che provo nel pensarla vincitrice di un Oscar per "La La Land", ritengo che difficilmente la sua interpretazione saprà battere nel mio cuore quella che ben presto sarà l'Oscar mancato di Isabelle Huppert.
Parola chiave: Ferita alla mano.

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Bengi

venerdì 13 gennaio 2017

Film 1281 - Indiana Jones e l'ultima crociata

Si prosegue con la serie grazie al mio amore Netflix.

Film 1281: "Indiana Jones e l'ultima crociata" (1989) di Steven Spielberg
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Il mio preferito tra i vari "Indiana Jones" e quello che ricordo con maggior affetto. Per dirla con Accorsi: 2 Jones is megl che 1.
Di nuovo imbattutosi nei Nazisti, questa volta alla ricerca del Santo Graal dopo aver salvato suo padre dalle grinfie tedesche, l'archeologo più James Bond del mondo in questa terza avventura compie perfino un miracolo, non solo al botteghino!
In un misto di avventura, culto e mito religioso, ambientazione storica (c'è perfino Hitler!), approfondimento del protagonista con un prologo della sua infanzia interpretato nientemeno che dal compianto River Phoenix, questo "Indiana Jones and the Last Crusade" è davvero un gran film ricco di numerosissimi snodi narrativi interessanti, idee ben congeniate e colpi di scena niente male, per un risultato finale particolarmente strabiliante anche grazie a degli effetti speciali sempre all'avanguardia. Solo la scena del ponte invisibile è da 30 e lode.
Poi non si può non amare il confronto tra due opposti Harrison Ford e Sean Connery, un duo padre-figlio che più agli antipodi non si può e, pure, funziona. Sono loro il vero carburante di "Indiana Jones 3", tra battibecchi, confronti e intuizioni geniali, il tutto per oltre 2 ore di pieno divertimento e intrattenimento in grande stile. Che, fino a qualche anno fa, era anche la perfetta conclusione di una trilogia senza tempo.
Ps. Candidato a 3 Oscar, il film ha vinto per i Migliori effetti sonori.
Film 1265 - I predatori dell'arca perduta
Film 1271 - Indiana Jones e il tempio maledetto
Cast: Harrison Ford, Denholm Elliott, Alison Doody, John Rhys-Davies, Julian Glover, Sean Connery, River Phoenix.
Box Office: $474.2 milioni
Consigli: Tra i quattro Jones, questo terzo secondo me è il migliore. Condensa tutto il senso di avventura, simpatia irriverente e faccia da schiaffi, paradossi storici e scenari alternativi, misticismi religiosi e tecnologie avanguardistiche che la saga è riuscita a consegnare al suo pubblico, in un unico film. Ci sono le location esotiche, spostamenti su scala globale, gli amori passionali, i doppiogiochisti, le interpretazioni da indovinelli, i conflittuali rapporti padre-figlio, rivisitazioni storiche, fruste che schioccano e persino un dirigibile! Insomma, non so cosa si potrebbe chiedere di più da un singolo film. Ah sì, che sia anche bello. Beh, "Indiana Jones e l'ultima crociata" non è solo bello, è proprio un gran film. Da vedere.
Parola chiave: Cavaliere.

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Bengi

giovedì 12 gennaio 2017

Film 1280 - Shut In

Al cinema da solo con ingresso della 3 gratis a vedere un film scelto perché la fine coincideva con quella del turno di Poe. Non grandi presupposti...

Film 1280: "Shut In" (2016) di Farren Blackburn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Io amo Naomi Watts e penso di aver visto quasi ogni suo film da "The Ring" in poi, anche quelli scemi, brutti o inutili. "Shut In" in termini di grandissima cagata li batte tutti.
Un merito è pur sempre un merito e per quanto questo non sia uno auspicabile da ottenere, di fatto l'ultima pellicola della mia prediletta Naomi fa schifo, è inutile e ha una trama banale per metà del tempo, sconcertantemente imbecille nel secondo. Poi certo me lo aspettavo che ne sarebbe venuta fuori una scemenza, ma ad un livello così basso proprio no.
Il personaggio di Stephen è imbarazzante e di certo Charlie Heaton non può fare molto per salvare la situazione; idem dicasi per la Watts che regge da sola il peso di una trama senza idee che per spaventare usa ancora la musica ad alto volume a tradimento (...) e si inventa un ragazzino psicopatico innamorato della matrigna che per rimanere con lei finge di essere catatonico. Quando questo "magistrale" colpo di scena viene rivelato non si può fare a meno di chiedersi se sia tutto uno scherzo. Per non parlare del bambino selvaggio che vive nei muri...
Insomma, "Shut In" è tra i peggiori film del 2016.
Cast: Naomi Watts, Oliver Platt, Charlie Heaton, Jacob Tremblay, David Cubitt, Clémentine Poidatz.
Box Office: $8.4 milioni
Consigli: Evitare, evitare, evitare. Nel suo essere così inutile e trash, non fa nemmeno divertire, il che indica che credessero davvero di fare un film serio. Male.
Parola chiave: Incidente stradale.

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Film 1279 - Il Signore degli Anelli - Le due torri

Poe recupera "Il Signore degli Anelli" parte 2.

Film 1279: "Il Signore degli Anelli - Le due torri" (2002) di Peter Jackson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Personalmente il titolo ponte tra l'inizio e la conclusione della trilogia è quello che preferisco meno e nonostante questo alla fine l'ho visto più del terzo film. Anche se sembra paradossale, in effetti l'attesa della conclusione e i vari ripassi, la mia adolescenziale passione smodata per la saga, la necessaria visione per il traghettamento narrativo e, infine, l'esigenza di scrivere la tesina di maturità, sono tutti elementi che hanno contribuito all'aumento vertiginoso delle visioni de "Le due torri". Che sì, sarà tra i tre il meno riuscito, ma questo non vuol dire che non sia lo stesso un bel film.
Forse parte dell'"antipatia" nei confronti della pellicola sta proprio nella mancanza di un inizio e una fine del suo percorso narrativo - per quanto formalmente Peter Jackson li abbia costruiti -, di sicuro all'epoca ricordo che per me questo fu il capitolo più faticoso perché sì, mi dava nuovo succoso materiale da contemplazione, ma non mi portava ancora alla conclusione. 15 anni dopo le cose sono cambiate e certi entusiasmi irrazionali riesco a gestirli in maniera più sana, per cui non è più capitato di attendere in maniera così estenuante qualcosa (grazie al cielo) e, col senno di poi, ho ampiamente rivalutato il quadro d'insieme della trilogia.
Pur rimanendo l'episodio più debole a mio avviso, "The Lord of the Rings: The Two Towers" è forse quello che meglio sintetizza l'animo di tutta la storia. Senza l'elfico candore a distrarre l'attenzione o l'epicità conclusiva dei toni de "Il ritorno del re", di fatto qui siamo di fronte ad una sintesi asciutta e onestà di che cosa sia il mondo creato da Tolkien. Che è anche tutte le altre cose, ma di fatto ci prepara all'era degli uomini che, qui più che negli altri due episodi, sono protagonisti del racconto.
Effetti speciali sempre particolarmente notevoli con un Gollum che è uno spettacolo da guardare e al quale la trama fornisce non poco spazio per l'introspezione, ben più che a molti altri personaggi di contorno; peccato che l'Academy non abbia avuto il coraggio o la lungimiranza di riconoscere qualcosa ad Andy Serkis per il suo lavoro sul personaggio. La regia di Jackson riesce sempre a dare un senso di movimento, un dinamismo che mi lascia stupito tutte le volte per la lucidità con cui è stata affrontata questa sfida e il senso di unità di tutti e tre i capitoli. Non credo sia facile riuscire a dare un'idea d'insieme unitaria spalmata su tre capitoli, per quanto questi siano stati girati più o meno simultaneamente. E, altra nota particolarmente positiva, la colonna sonora di Howard Shore è uno spettacolo da ascoltare.
Insomma, "Le due torri" è un bel film e in tutta onestà questa sua ennesima visione mi ha ancora una volta e ancora di più convinto che la trilogia de "Il Signore degli Anelli" è una delle cose che amo di più al mondo.
Ps. 2 premi Oscar (effetti speciali e montaggio sonoro) su 6 candidature tra cui Miglior film.
Film 159 - Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello
Film 313 - Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello
Film 1270 - Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello
Film 314 - Il signore degli anelli - Le due torri
Cast: Elijah Wood, Ian McKellen, Viggo Mortensen, Sean Astin, Liv Tyler, John Rhys-Davies, Bernard Hill, Billy Boyd, Dominic Monaghan, Orlando Bloom, Christopher Lee, Robyn Malcolm, Sean Bean, Ian Holm, Andy Serkis.
Box Office: $926 milioni
Consigli: Diciamo che magari avere una vaga idea di cosa sia successo prima avrebbe senso, ma anche volendosi buttare senza il pregresso ce la si può abbastanza fare lo stesso. Certo, non è un film per ogni occasione visto quanto dura (praticamente 3 ore) e sono sicuro che non a tutt* piaccia il fantasy così spinto, per cui mi limiterò a dire così: se vi è piaciuto il primo film, il libro da cui è tratto, Tolkien in generale o Peter Jackson come regista, il genere o i film con lunghe battaglie "Le due torri" sarà entusiasmante. Per gli altri credo che o si ami o si odi.
Parola chiave: «[...] alla prima luce del quinto giorno, all'alba, guarda ad Est.»

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Bengi

martedì 10 gennaio 2017

BAFTAs 2017: nomination e vincitori

2017 British Academy of Film and Television Arts Awards

Best Film
“Arrival” – Dan Levine, Shawn Levy, David Linde, Aaron Ryder
“I, Daniel Blake” – Rebecca O’Brien
“La La Land” – Fred Berger, Jordan Horowitz, Marc Platt
“Manchester by the Sea” – Lauren Beck, Matt Damon, Chris Moore, Kimberly Steward, Kevin J. Walsh
“Moonlight” – Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adele Romanski

Outstanding British Film
“American Honey” – Andrea Arnold, Lars Knudsen, Pouya Shahbazian, Jay Van Hoy
“Denial” – Mick Jackson, Gary Foster, Russ Krasnoff, David Hare
Fantastic Beasts and Where to Find Them” – David Yates, J.K. Rowling, David Heyman, Steve Kloves, Lionel Wigram
“I, Daniel Blake” – Ken Loach, Rebecca O’Brien, Paul Laverty
“Notes on Blindness” – Peter Middleton, James Spinney, Mike Brett, Jo-Jo Ellison, Steve Jamison
“Under the Shadow” – Babak Anvari, Emily Leo, Oliver Roskill, Lucan Toh

Director
“Arrival” – Denis Villeneuve
“I, Daniel Blake” – Ken Loach
“La La Land” – Damien Chazelle
“Manchester by the Sea” – Kenneth Lonergan
Nocturnal Animals” – Tom Ford

Original Screenplay
“Hell or High Water” – Taylor Sheridan
“I, Daniel Blake” – Paul Laverty
“La La Land” – Damien Chazelle
“Manchester by the Sea” – Kenneth Lonergan
“Moonlight” – Barry Jenkins

Adapted Screenplay
“Arrival” – Eric Heisserer
“Hacksaw Ridge” – Robert Schenkkan, Andrew Knight
“Hidden Figures” – Theodore Melfi, Allison Schroeder
“Lion” – Luke Davies
“Nocturnal Animals” – Tom Ford

Leading Actor
Andrew Garfield – “Hacksaw Ridge”
Casey Affleck – “Manchester by the Sea”
Jake Gyllenhaal – “Nocturnal Animals”
Ryan Gosling – “La La Land”
Viggo Mortensen – “Captain Fantastic”

Leading Actress
Amy Adams – “Arrival”
Emily Blunt – “The Girl on the Train
Emma Stone – “La La Land”
Meryl Streep – “Florence Foster Jenkins
Natalie Portman – “Jackie”

Supporting Actor
Aaron Taylor-Johnson – “Nocturnal Animals”
Dev Patel – “Lion”
Hugh Grant – “Florence Foster Jenkins”
Jeff Bridges – “Hell or High Water”
Mahershala Ali – “Moonlight”

Supporting Actress
Hayley Squires – “I, Daniel Blake”
Michelle Williams – “Manchester by the Sea”
Naomie Harris – “Moonlight”
Nicole Kidman – “Lion”
Viola Davis – “Fences”

Film Not in the English Language
“Dheepan” – Jacques Audiard, Pascal Caucheteux
“Julieta” – Pedro Almodóvar
“Mustang” – Deniz Gamze Ergüven, Charles Gillibert
“Son of Saul” – László Nemes, Gábor Sipos
“Toni Erdmann” – Maren Ade, Janine Jackowski

Documentary
“13th” – Ava Duvernay
“The Beatles: Eight Days A Week – The Touring Years” – Ron Howard
“The Eagle Huntress” – Otto Bell, Stacey Reiss
“Notes on Blindness” – Peter Middleton, James Spinney
“Weiner” – Josh Kriegman, Elyse Steinberg

Animated Film
Finding Dory” – Andrew Stanton
Kubo and the Two Strings” – Travis Knight
“Moana” – Ron Clements, John Musker
Zootopia” – Byron Howard, Rich Moore

Original Music
“Arrival” – Jóhann Jóhannsson
“Jackie” – Mica Levi
“La La Land” – Justin Hurwitz
“Lion” – Dustin O’halloran, Hauschka
“Nocturnal Animals” – Abel Korzeniowski

Cinematography
“Arrival” – Bradford Young
“Hell or High Water” – Giles Nuttgens
“La La Land” – Linus Sandgren
“Lion” – Greig Fraser
“Nocturnal Animals” – Seamus Mcgarvey

Editing
“Arrival” – Joe Walker
“Hacksaw Ridge” – John Gilbert
“La La Land” – Tom Cross
“Manchester by the Sea” – Jennifer Lame
“Nocturnal Animals” – Joan Sobel

Production Design
Doctor Strange” – John Bush, Charles Wood
“Fantastic Beasts and Where to Find Them” – Stuart Craig, Anna Pinnock
“Hail, Caesar!” – Jess Gonchor, Nancy Haigh
“La La Land” – Sandy Reynolds-Wasco, David Wasco
“Nocturnal Animals” – Shane Valentino, Meg Everist

Costume Design
“Allied” – Joanna Johnston
“Fantastic Beasts and Where to Find Them” – Colleen Atwood
“Florence Foster Jenkins” – Consolata Boyle
“Jackie” – Madeline Fontaine
“La La Land” – Mary Zophres

Makeup & Hair
“Doctor Strange” – Jeremy Woodhead
“Florence Foster Jenkins” – J. Roy Helland, Daniel Phillips
“Hacksaw Ridge” – Shane Thomas
“Nocturnal Animals” – Donald Mowat, Yolanda Toussieng
“Rogue One: A Star Wars Story” – Nominees TBC

Sound
“Arrival” – Claude La Haye, Bernard Gariépy Strobl, Sylvain Bellemare
“Deepwater Horizon” – Mike Prestwood Smith, Dror Mohar, Wylie Stateman, David Wyman
“Fantastic Beasts and Where to Find Them” – Niv Adiri, Glenn Freemantle, Simon Hayes, Andy Nelson, Ian Tapp
“Hacksaw Ridge” – Peter Grace, Robert Mackenzie, Kevin O’Connell, Andy Wright
“La La Land” – Mildred Iatrou Morgan, Ai-Ling Lee, Steve A. Morrow, Andy Nelson

Special Visual Effects
“Arrival” – Louis Morin
“Doctor Strange” – Richard Bluff, Stephane Ceretti, Paul Corbould, Jonathan Fawkner
“Fantastic Beasts and Where to Find Them” – Tim Burke, Pablo Grillo, Christian Manz, David Watkins
“The Jungle Book” – Robert Legato, Dan Lemmon, Andrew R. Jones, Adam Valdez
“Rogue One: A Star Wars Story” – Neil Corbould, Hal Hickel, Mohen Leo, John Knoll, Nigel Sumner

Outstanding Debut by a British Writer, Director or Producer
“The Girl With All the Gifts” – Mike Carey (Writer), Camille Gatin (Producer)
“The Hard Stop” – George Amponsah (Writer/Director/Producer), Dionne Walker (Writer/Producer)
“Notes on Blindness” – Peter Middleton (Writer/Director/Producer), James Spinney (Writer/Director), Jo-Jo Ellison (Producer)
“The Pass” – John Donnelly (Writer), Ben A. Williams (Director)
“Under the Shadow” – Babak Anvari (Writer/Director), Emily Leo, Oliver Roskill, Lucan Toh (Producers)

British Short Animation
“The Alan Dimension” – Jac Clinch, Jonathan Harbottle, Millie Marsh
“A Love Story” – Khaled Gad, Anushka Kishani Naanayakkara, Elena Ruscombe-King
“Tough” – Jennifer Zheng

British Short Film
“Consumed” – Richard John Seymour
“Home” – Shpat Deda, Afolabi Kuti, Daniel Mulloy, Scott O’Donnell
“Mouth of Hell” – Bart Gavigan, Samir Mehanovic, Ailie Smith, Michael Wilson
“The Party” – Farah Abushwesha, Emmet Fleming, Andrea Harkin, Conor Macneill
“Standby” – Charlotte Regan, Jack Hannon

EE Rising Star Award (Voted For by the Public)
Anya Taylor-Joy
Laia Costa
Lucas Hedges
Ruth Negga
Tom Holland

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Film 1278 - Copycat - Omicidi in serie

Ogni tanto mi piace immergermi nelle atmosfere di un thriller anni '80 o '90. Così spulcio gli archivi di Netflix o Sky Go alla ricerca di qualcosa che possa fare al caso mio. E' così che ho trovato questa pellicola di cui non conoscevo assolutamente l'esistenza.

Film 1278: "Copycat - Omicidi in serie" (1995) di Jon Amiel
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Diciamo pure che "Copycat" è un film così così che beneficia di un'ottima protagonista ma perde colpi quando si tratta di veicolare ansie e paure del suo personaggio. Non so se sia per l'ambientazione così "90s high tech" o per l'orrore fatto con il trucco di Harry Connick Jr., di fatto buona parte degli snodi da genere thriller si sono persi, per me, in questa miscela micidiale di bruttezza e tecnologia prepuberale.
Poi, anche volendo escluderli, il risultato finale rimane tendenzialmente invariato: questo film è un prodotto non sufficiente ad emergere dal marasma di titoli legati al genere che più o meno spingono sugli stessi elementi e propongono serial killer che replicano vecchi delitti, uomini ossessionati da donne forti e respingenti, pazzi maniaci che uccidono per il gusto di farlo. Per non parlare dei poliziotti tutti d'un pezzo che cercano di fare la cosa giusta e poi si accorgono che la vita è anche sporcarsi le mani e andare contro le proprie convinzioni. Non c'è nulla di male a riproporre una formula che, di fatto, è ciò che la sceneggiatura fa con il pubblico: prende ad esempio altre pellicole e ne replica alcune caratteristiche chiave cambiando solo sfondo e attori. Il risultato piacerà più o meno degli altri predecessori e quelli successivi, in ogni caso "Copycat - Omicidi in serie" può essere solo un passatempo per una serata, ma sicuramente niente di incisivo o memorabile, per quanto si sforzi con i suoi colpi di scena e svolte malate o deviate a tentare di sconvolgere chi guarda. Non so nel '95, ma di sicuro oggi non funziona.
Cast: Sigourney Weaver, Holly Hunter, Dermot Mulroney, William McNamara, Will Patton, John Rothman, J. E. Freeman, Harry Connick, Jr..
Box Office: $32,051,917 (solo America)
Consigli: Elementi thriller, una protagonista testarda e castrante, due pazzi assassini e un paio di poliziotti che fanno quello che possono in un'atmosfera anni '90 che a dirla tutta mi ha ricordato più che altro il finire degli '80; l'assetto tecnologico spinto probabilmente doveva essere quel non plus ultra da orgasmo nerd. "Copycat" è un film mainstream travestito da thriller disturbante che, forse visto il tempo trascorso, oggi non fa granché stupore. La Weaver è sempre una grande protagonista - anche se le rifilano sempre la donna forte - e francamente il personaggio di Holly Hunter non l'ho granché capito, in ogni caso si tratta di due brave attrici qui un po' sacrificate. Diciamo che si tratta di una pellicola buona per una serata con qualche tentativo di brivido in più e quel retrogusto vintage che ogni tanto ci sta.
Parola chiave: Agorafobia.

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domenica 8 gennaio 2017

Film 1277 - Il mistero delle pagine perdute

Avevo visto il primo e non rivedevo anche il secondo?

Film 1277: "Il mistero delle pagine perdute" (2007) di Jon Turteltaub
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Praticamente si potrebbe fare copia-incolla di quanto già detto nella recensione della pellicola di cui questo "Il mistero delle pagine perdute" è il seguito.
Innocuo, anche simpatico film d'avventura dove il diktat è l'intrattenimento semplice, la ricostruzione storica è solo uno sfondo e la tendenza all'esagerazione una necessaria sfida ingaggiata con lo spettatore che, da questo tipo di prodotto, si aspetta appunto un azzardo privo quasi di logica. Ed è così che si entrerà nello Studio Ovale e Buckingham Palace, si rapirà il Presidente degli Stati Uniti e si andrà alla ricerca nientemeno che della città d'oro di Cibola tutto in un'unica storia e tutto grazie al genio del ritrovato protagonista dal nome presidenziale Benjamin Franklin Gates (Nicolas Cage), questa volta aiutato anche da mamma Helen Mirren.
Un sequel sorprendentemente in linea con il suo predecessore, tanto da risultarne fondamentalmente identico.
Film 1276 - Il mistero dei Templari
Cast: Nicolas Cage, Jon Voight, Harvey Keitel, Ed Harris, Diane Kruger, Justin Bartha, Bruce Greenwood, Helen Mirren, Ty Burrell.
Box Office: $457.4 milioni
Consigli: Se è piaciuto il primo film, questo dovrebbe essere altrettanto gradito. Ovviamente parliamo sempre di un prodotto facile facile, tutto basato su avventura e azione e dove la ricostruzione storica è utilizzata solo come pretesto per un gioco al rialzo per pompare la trama di elementi elettrizzanti e colpi di scena. Un intrattenimento facile e veloce e, naturalmente, velocemente dimenticabile.
Parola chiave: Diario.

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Film 1276 - Il mistero dei Templari

Mi era tornata la voglia di vederlo, senza nessun motivo. Così l'ho cercato in streaming...

Film 1276: "Il mistero dei Templari" (2004) di Jon Turteltaub
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Innocuo film d'avventura per tutta la famiglia che sfrutta la storia americana come base per una caccia al tesoro che riesuma un po' tutti a ritroso fino a chiamare in causa, ovviamente, i massoni. Poco male, la storia è piacevole e si segue volentieri una volta che si è scesi a patti con l'assurdità di certe idee, prima fra tutte quelle di rubare la dichiarazione d'indipendenza americana.
Accettato il compromesso da "spariamola grossa e sempre più grossa", "National Treasure" è un prodotto commerciale dal grandissimo budget (100 milioni di $), cast delle grandi occasioni e tutti gli elementi necessari a generare quello spirito da cacciatori di tesori in chi guarda, sempre più curiosi di capire quale sia l'effettivo tesoro, se esista e se tutti gli sforzi fatti dal protagonista Benjamin Franklin Gates (eh sì, quello è il suo nome...) per trovare quello che sta cercando e, soprattutto, riabilitare il nome della sua famiglia, saranno effettivamente premiati.
Film 1277 - Il mistero delle pagine perdute
Cast: Nicolas Cage, Harvey Keitel, Jon Voight, Diane Kruger, Sean Bean, Justin Bartha, Christopher Plummer, Mark Pellegrino.
Box Office: $358.5 milioni
Consigli: Non amo Nicolas Cage e tendenzialmente quasi tutti i suoi film sono delle boiate pazzesche, ma devo dire che questo film e il sequel sono accettabili e perfetti per un pomeriggio domenicale all'insegna del disimpegno. Per tutta la famiglia e adatto ad ogni occasione, "Il mistero dei Templari" è un titolo facile facile che piacerà a chi è appassionato di misteri da risolvere, indizi da trovare e tesori da cercare.
Parola chiave: Trinity Church.

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sabato 7 gennaio 2017

Film 1275 - The One I Love

Mi ha incuriosito la locandina, della quale non riuscivo a decifrare il senso. Così quando Netflix ha messo a disposizione il film, ho voluto dargli una possibilità.

Film 1275: "The One I Love" (2014) di Charlie McDowell
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Un film fatto di due protagonisti e praticamente un unico set per un risultato finale che testa la pazienza dello spettatore e gli regala qualche scherzetto della mente che è anche un bel gioco delle coppie.
Tutto sommato, per quanto non lo rivedrei, è stato un esperimento non male da seguire che, per certi versi, mi ha ricordato la solitudine in termini di cast di "Sleuth - Gli insospettabili" e per quanto riguarda la storia una certa dose di contorta macchinazione alla "Black Mirror". Dunque, più che un film esercizio per lo sceneggiatore: cosa accadrebbe a una coppia in crisi che, mandata in "esilio" presso un cottage in campagna, si ritrovasse a doversi confrontare con i propri doppi che vivono nell'adiacente casa per gli ospiti? E le copie di sé fossero, neanche a dirlo, più interessanti, sexy e stimolanti?
Le domande che troveranno risposta sono molte e certamente la trama non si risparmia dall'affrontare tutta una serie di possibilità così da diversificare e rendere più ricca una storia altrimenti esaurita nella stessa idea di partenza; inoltre è ovvio che ci sia un piccolo mistero che troverà spiegazione nel finale il quale, tra l'altro, non mancherà di un ultimo colpo di scena scontato, ma sufficientemente "maligno" da risultare piacevole.
Inutile dire, infine, che molto, se non l'intero merito va alla coppia di attori - Mark Duplass ed Elisabeth Moss - entrambi piuttosto bravi a rendere due versioni dello stesso personaggio e ai quali va il merito di supportare tutta questa cerebrale operazione. Con due attori privi di talento o ispirazione il risultato finale sarebbe stato una noia intollerabile.
"The One I Love" è un film che non è un film e sarebbe forse più interessante sperimentarne una versione teatrale. In ogni caso è, in un certo senso, un'esperienza che ha il pregio di rimanere impressa.
Cast: Mark Duplass, Elisabeth Moss, Ted Danson, Mary Steenburgen.
Box Office: $583,264
Consigli: Sicuramente non è un titolo per tutti i giorni, né per tutti i gusti. Richiede una certa pazienza e fiducia in una trama che prevede tre soli personaggi (dei quali uno ha una sola scena), una sola location e tutta una serie di stramberie tra il paradossale e il fantascientifico mixato a un deragliamento amoroso cui siamo ampiamente abituati. Di fatto si tratta di un film strano e non così semplice da collare, il che a mio avviso lo rende un buon candidato a una serata alternativa, fatta di "come sarebbe se..." e "cosa accadrebbe se..." e che non preveda i classici diktat delle produzioni mainstream. Diciamo una sorta di "Sliding Doors" casalingo che prende una piega paranormale.
Parola chiave: Bacon.

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venerdì 6 gennaio 2017

Film 1274 - Sully

Volevo vederlo sia perché in America era stato un buon successo commerciale e di critica, sia perché si trattava del nuovo film di un grande attore e regista. Quindi quando è capitata l'occasione, sono... volato al cinema!

Film 1274: "Sully" (2016) di Clint Eastwood
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe, Jessica
Pensieri: Quasi un'allegoria dell'ormai sempre più pressante confronto fra uomo e macchina, non fosse che si tratta di una storia vera.
Clint Eastwood non si ferma e ritorna alla regia di un quasi blockbuster per raccontarci la storia del pilota Chesley 'Sully' Sullenberger, passato alla cronaca per aver fatto atterrare un A320 nel fiume Hudson riportando in salvo tutti i passeggeri e il suo equipaggio a seguito di un guasto ad entrambi i motori del suo aereo. Un eroe, dunque. Ma è davvero così?
Il punto, qui, è che la commissione incaricata di verificare l'accaduto, non mancherà di mettere spalle al muro l'uomo, volendo accertare che non si potesse di fatto atterrare in uno dei due aeroporti più vicini (LaGuardia o Teterboro) evitando così di far ammarare l'aeroplano. Ecco perché, allargando un attimo la visuale, ci si trova a confrontarsi con la classica domanda: guasto meccanico o errore umano? E, per estensione, cosa dicono le simulazioni del computer, rispetto al racconto e all'opinione del capitano?
Quindi ci si trova davanti ad una storia che è, sì, vera, ma non fatica ad essere ricollocata nel dibattito che pone a confronto la nostra intelligenza ed esperienza rispetto a ciò che un computer può dire attraverso l'analisi di dati indotti, per cui la vicenda del "miracolo dell'Hudson" è anche una sorta di rivincita per la nostra umanità, sempre più messa in questione dalla rigida intransigenza del sapere artificiale.
Al di là di questo discorso, comunque, "Sully" è anche un film su un uomo, una persona che, in un momento di grande panico, reagisce ascoltando se stesso e il proprio istinto oltre che, naturalmente, la sua esperienza. Contro ogni pronostico l'aereo atterra di fatto sul fiume e tutte le persone a bordo ne escono illese: il miracolo c'è e si vede. Anche se fosse stato dimostrato che si sarebbe potuto fare diversamente, credo che mai si sarebbe potuto dire del Sig. Sullenberger che avesse sbagliato. Puntare il dito a posteriori è sempre facile. Trovarsi nella situazione reale, nel momento in cui accade, con la responsabilità di 155 passeggeri a bordo è tutta un'altra cosa. Non penso sarebbero stati in molti a sentirsi di giudicare negativamente l'accaduto in ogni caso. E se io fossi stato una delle persone a bordo, a Sully sarei stato eternamente grato in ogni caso.
Mossi da tutte queste considerazioni più o meno esplicite, penso che non si possa non apprezzare il lavoro fatto qui. Eastwood è sempre un grande narratore - per quanto sempre più commerciale - e Tom Hanks riscatta una certa opacità che mi pare lo abbia colpito ultimamente: se il film funziona, molto del merito è suo. Non ho gradito, invece, il miscuglio tra fiction e realtà durante i titoli di coda: delle semplici foto a mio avviso sarebbero bastate. Sullenberger è un eroe e il film lo celebra già a sufficienza senza che servisse aggiungere o mostrare altro.
Tutto sommato, comunque, una pellicola che è stata sorprendentemente efficace, costruita ad arte con un crescendo di pathos ed ansia grazie ad una storia e un montaggio che mettono in parallelo la ricostruzione dell'ammaraggio con quella del processo, per un risultato finale forse non compatto quanto mi sarei aspettato, ma certamente d'effetto.
Cast: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Mike O'Malley, Anna Gunn, Valerie Mahaffey, Katie Couric.
Box Office: $234.8 milioni
Consigli: Un film di Eastwood è sempre un evento e un appuntamento da non perdere. Il grande artista non perde occasione per confrontarsi con nuove sfide, il che rende questo "Sully" certamente una pellicola di cui farsi un'opinione. In tutta onestà sono arrivato in sala con non poche perplessità, soprattutto legate ad Hanks e ai suoi ultimi, deludenti lavori. Mi sono ricreduto.
Un titolo certamente non facile, che però ha il grande pregio di presentare una bella storia vera che lascia un messaggio positivo su quanto anche l'uomo reale, vero, preparato e sincero, onesto nelle sue scelte e responsabile per esse possa essere, a volte, l'eroe buono di una "favola" a lieto fine.
Parola chiave: Bird strike.

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giovedì 5 gennaio 2017

Film 1273 - Equals

Quest'estate avrei voluto vederlo al cinema, ma non ero riuscito. Così quando lo streaming me lo ha proposto a sorpresa, non ho resistito.

Film 1273: "Equals" (2015) di Drake Doremus
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Le premesse glam-chic da futuro distopico si dimenticano presto non appena ci si accorge che la storia non ha nulla da raccontare.
Linee molto pulite, grafica accattivante, una rielaborazione degli spazi futuristica e che ricorda non pochi altri prodotti similari ("The Giver - Il mondo di Jonas", "Divergent", "Gattaca - La porta dell'universo", "Automata", "Elysium", "In Time") e due protagonisti bellocci e altrettanto alla moda non riescono, però, a rimescolare a sufficienza le carte di una storia che, di fatto, non ha nulla di originale e, anzi, non manca di essere ampiamente prevedibile fin dai primi passaggi. E, in tutta onestà, trovo sconcertantemente banale che l'unica molla in grado di svegliare gli intorpidi protagonisti di questo genere di storie sia sempre e solo l'amore. Il vero amore che in 30 secondi arriva e travolge le vite di chi, fino a pochi secondi prima, a malapena era in grado di sviscerare un pensiero proprio a causa di dittature mentali o modi di vivere completamente diversi da come siamo noi abituati. L'amore è tanto, sì, ma non può essere sempre tutto. Voglio dire, ci saranno dei sogni che questi ragazzi hanno? Ci saranno aspirazioni, voglie, desideri che i vari protagonisti matureranno nell'arco della loro esperienza di vita, che siano o meno soggiogati da un potere autoritario o un'organizzazione sociale simil-militare? Mi chiedo: maturerà in loro qualcosa che possa disincantarli dalla condizione di moderna schiavitù che possa essere forte tanto quanto l'amore? Non potrà essere sempre per tutti quanti la stessa molla emotiva, altrimenti che senso ha produrre un nuovo film che parli esattamente della stessa vicenda trattata dalle pellicole precedenti?! Appunto, non ha senso.
Ecco perché di fatto "Equals" è un titolo debole e insignificante, incapace di generare il benché minimo interesse in chi guarda e di essere anche solo vagamente rilevante. Un film fra tanti altri uguali, incapace di distinguersi e con niente di nuovo da dire.
Cast: Nicholas Hoult, Kristen Stewart, Guy Pearce, Jacki Weaver, Scott Lawrence, Claudia Kim.
Box Office: $2 milioni
Consigli: Francamente un prodotto un po' inutile e assolutamente perdibile. Potrà interessare chi abbia apprezzato titoli simili (vedi sopra) o chi sia fan dei due attori protagonisti, ma a parte un'estetica particolarmente curata, il film non ha molto da offrire.
Parola chiave: Gravidanza.

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mercoledì 4 gennaio 2017

Film 1272 - The Ring

Da ragazzino l'ho visto milioni di volte e dato che era da un po' che non lo riprendevo, ho deciso fosse arrivato il momento.

Film 1272: "The Ring" (2002) di Gore Verbinski
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Mio personalissimo cult horror, nonché prima cotta per la magnifica Naomi Watts - per la quale avevo già intravisto un roseo futuro hollywoodiano -, "The Ring" è stato per me un vero e proprio colpo di fulmine.
Per quanto non sia un titolo più spaventoso di altri, ho trovato fin da subito geniale ed intrigante l'idea alla base della storia (che come si sa è un remake del giapponese "Ringu" o "リング"), più inquietante per le implicazioni, il conto alla rovescia e, naturalmente, la vicenda nascosta che si cela dietro alla misteriosa videocassetta e al fatto che, in un modo o nell'altro, l'unica via di scampo sia diffonderne il messaggio. Non si può fare a meno di chiedersi: io in quei 7 giorni cosa avrei fatto? E avrei messo in circolazione altre copie, contribuendo alla morte certa di altri, solo per sopravvivere?
Lo so, sono due domande sciocche da porsi relativamente a un prodotto commerciale di pura fantasia, ma l'attrattiva magnetica di "The Ring" risiede proprio nell'inevitabilmente empatia che riesce a generare nello spettatore, giocandogli il brutto scherzo dell'immedesimazione. Insomma, Rachel è una come tante - esattamente come lo sono le altre vittime dell'inarrestabile Samara - il che ci rende tutti potenziali spettatori della VHS maledetta. Ecco la vera genialità di questa operazione: ognuno è una possibile vittima, sia tra i personaggi del film che tra gli spettatori, il che rende chi guarda particolarmente suggestionabile rispetto a ciò che vede sullo schermo. Che non è, come dicevo, più spaventoso di altri film dell'orrore, semplicemente riesce a coinvolgere lanciando un'esca molto semplice: e se capitasse a te di vedere questo video?
Cast: Naomi Watts, David Dorfman, Martin Henderson, Brian Cox, Jane Alexander, Amber Tamblyn, Pauley Perrette, Sara Rue, Adam Brody.
Box Office: $249.3 milioni
Consigli: Bella fotografia, qualche effetto speciale funzionale, un cast particolarmente azzeccato e due protagonisti spaventosi che sono già cult: Samara e la VHS. Il freddo blu costante delle immagini contribuisce a creare un'atmosfera glaciale e plumbea, quasi umida, che non fatica a riconnettersi alla profondità del pozzo che vedremo essere centrale nella storia.
Un bell'horror che presenta una sua estetica forte, anche se non ostentata, capace di molte suggestioni e di veicolare un senso di profonda solitudine; un film funzionale al suo scopo e certamente ancora capace di affascinare nonostante i quasi 15 anni di età. Una buona scelta per una serata all'insegna di qualche spavento grazie a un titolo che, nel suo genere, presenta un magnetico fascino oscuro.
Parola chiave: «Tu non capisci Rachel. Lei non dorme mai».

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Film 1271 - Indiana Jones e il tempio maledetto

Ormai lanciato nel mio proposito di recuperarli tutti, torno su Netflix a godermi il secondo appuntamento con l'archeologo più atletico di sempre...

Film 1271: "Indiana Jones e il tempio maledetto" (1984) di Steven Spielberg
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Sequel del fantasioso e avventuroso "I predatori dell'arca perduta", questo secondo appuntamento cinematografico con la saga di Indiana Jones è un buon seguito capace di riportare gli appassionati alle atmosfere e i toni dell'originale, anche se il risultato finale è meno efficace.
Geograficamente spostato in India al cospetto di una crudele dea Kali, rituali che richiedono sacrifici umani e santoni che ne eseguono i dettami, "Indiana Jones and the Temple of Doom" è una pellicola d'azione dal sapore contemporaneo, particolarmente strabiliante dal punto di vista degli effetti speciali e per qualche aspetto vicina a "I Goonies" non solo per la presenza del simpatico Jonathan Ke Quan (all'epoca ancora Ke Huy Quan). 

Forse il più grande difetto di tutta l'operazione è il continuo urlare della protagonista femminile e una certa incapacità recitativa dell'attrice che la interpreta, Kate Capshaw, per un mix letale e continuo di strane smorfie e grida, che alla lunga rende un po' pesante la visione; certamente simpatico, invece, il ragazzino-troppo-maturo/spalla di Indi, vero mattatore della storia capace di rubare la scena ad Harrison Ford e rimanere particolarmente impresso nella mente dello spettatore. I tre personaggi principali, insieme, formano un trio dinamico certamente non innovativo - ognuno ha il suo ruolo predefinito: Indiana è l'eroe alla James Bond che ha una donna in ogni porto, non sbaglia mai una mossa, ha sempre la risposta pronta e risolve necessariamente la situazione; Willie è la bionda sciocca costretta a partecipare ad un'avventura per cui non è minimamente preparata, il che la porterà a causa qualche imprevisto al protagonista, pur riuscendo a innamorarsene/farlo innamorare; Shorty è la spalla simpatica a cui sono affidate le battute migliori e meno conformi alla "morfologia" del personaggio che, in questo caso, è solamente un ragazzino - ma in ogni caso efficace e sufficiente a far dimenticare il cast precedente, qui completamente abbandonato se non contiamo naturalmente il protagonista.
Insomma, il secondo "Indiana Jones" non è bello come il primo, anche se non manca della stessa anima carica d'azione, qualche tocco naïf e di un protagonista magnetico e carismatico. Per non dire iconico.
Ps. 2 nomination all'Oscar per Miglior colonna sonora ed effetti speciali (vinto).
Film 1265 - I predatori dell'arca perduta
Film 1281 - Indiana Jones e l'ultima crociata
Cast: Harrison Ford, Kate Capshaw, Amrish Puri, Roshan Seth, Philip Stone, Jonathan Ke Quan, Dan Aykroyd.
Box Office: $333.1 milioni
Consigli: Bella scena d'apertura, veramente adrenalinica quella sul carrello della miniera e indimenticabile quella finale del ponte sospeso sopra a un branco di famelici coccodrilli...! Jones non abbandona l'avventura nemmeno in questa seconda occasione e lo spettatore non può che esserne felice, anche se la fresca novità del primo film fatica un po' ad essere ritrovata. Tutto sommato un buon sequel e certamente una pellicola che si lascia guardare piacevolmente, per una serata spensierata e un po' vintage che sa anche di grande classico.
Parola chiave: Pietra sacra.

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